Lo scoop del 1971 riguardante i Pantagon Papers, documenti segreti (circa settemila pagine), che svelavano come ben quattro Amministrazioni avevano mentito agli Americani sulla guerra in Vietnam (in poche e forse troppo semplici parole: mentre il governo sosteneva di voler raggiungere la pace, dietro le quinte i militari e la Cia incrementavano l’impegno dell’esercito nel conflitto) era del giornale più famoso, il New York Times. La fonte che aveva segretamente fotocopiato i documenti secretati, per poi affidarli al New York Times, era un analista militare, Daniel Ellsberg.

Katharine Graham e Ben Bradlee 

Il Washington Post, diretto da Ben Bradlee, edito da Katharine Graham, si interessò alla storia, portandola avanti quando una sentenza della Corte Federale, “sollecitata” dall’Amministrazione Nixon – il procuratore generale, John Mitchell, accusò il Times di aver violato lo Spionage Act – diffidò il quotidiano newyorkese da pubblicare altre notizie sull’argomento, bloccandone quindi la pubblicazione.

Bradlee, sostenuto dalla tenace Graham, prima donna a capo di un giornale, continuò a pubblicare i documenti riservati, rischiando seriamente tutto ciò che avevano in nome della Libertà di Stampa. Il caso arrivò alla Corte Suprema dove i giudici rigettarono l’ingiunzione contro la pubblicazione perché di interesse pubblico “Nel primo Emendamento i Padri Fondatori hanno garantito la libertà di stampa (…). La stampa deve essere al servizio dei governati, non dei governatori”.

The Post,  racconta, come solo sa fare la mano del regista Steven Spielberg, veterano di queste narrazioni fatte di persone, quella che fu la prima grande scossa nella storia dell’informazione. Scritto dall’esordiente Liz Hannah e da Josh Singer (Spotlight), The Post usa i toni della suspense per raccontare fatti realmente successi, come se la storia fosse un thriller.
Del resto era una guerra combattuta a suon di carta stampata da una parte e potere e intimidazione, la Casa Bianca, dall’altra. Sentite anche voi il brivido di un’eco di attualità? La storia comincia nel 1966 con Ellsberg (Matthew Rhys) in missione in Vietnam.

A Washingont, Bradlee (Tom Hanks) lotta per avere uno scoop da prima pagina, per portare il suo giornale alle vette dell’autorevolezza; mentre Katharine Graham (Meryl Streep) è erede di un impero impersonificato fino ad allora da uomini, sta per far quotare il suo giornale in borse ed è circondata da uomini che parlano per lei.  Le vite di queste tre persone surriscaldano la vicenda. Il coraggio di Ellsberg, la spavalderia sorniona di Bradlee e l’indole rivoluzionaria della Graham si accendo durante lo sviluppo degli eventi. Bradlee e Graham mettono in gioco tutto quello che hanno, compresi affetti e amicizie (in casa di Bradlee c’è una foto di lui con la moglie seduti sul divano con Jackie e John Kennedy; le feste in casa Graham sono frequentate da fior fiori di politici) e scrivono la storia del giornalismo.
Per narrare la dura battaglia combattuta e vinta dalla Libertà di Stampa, Steven Spielberg si serve della metamorfosi compiuta dai questi personaggi, eroi contro gli assalti al diritto di cronaca, parliamo soprattutto Bradlee e Graham.
The Post è stato descritto da Tom Hanks come la storia “della settimana in cui Katharine Graham è diventata ‘Katharine Graham'”.
Steven Spielberg, arguto regista per queste genere trame, ha dalla sua parte due “mostri sacri” di Hollywood. Tom Hanks ha un carisma che si adatta religiosamente a questo tipo di personaggi, li fa amare familiarmente e ne fa sentire la nostalgia, la mancanza, appena il film finisce.

Meryl Streep fa diventare Katharine Graham il fulcro emotivo del film (il momento più commovente è quando lei esce dall’aula della Corte Suprema, mentre tutte le telecamere sono per gli avvocati e i giornalisti del NYT, fiere donne, lì solo per lei, la circondano con rispetto, la guardano con passione e ammirazione, lo sguardo carico di dignità e rivoluzione della Streep vale tutto il copione del film).
L’evoluzione della Graham è descritta con ammirevole compostezza: prima donna a capo di un giornale, si impossessa fisicamente della sua eredità, crede nel suo direttore, e trova il suo spazio: dà voce a sé stessa in un mondo dove a parlare erano gli uomini, anche per lei come dicevamo.

E’ un film avvincente e impeccabile, dove Spielberg abilmente coglie le dinamiche profonde tra sfera personale e sfera politica, reso iconico da due interpreti che, come i loro personaggi hanno scritto la storia del giornalismo, stanno lasciando un’impronta ben marcata nella storia del cinema.

Titolo originale: The Post
Nazione: U.S.A.
Anno: 2017
Genere: Drammatico, Biografico
Durata: 118′
Regia: Steven Spielberg
Cast: Tom Hanks, Meryl Streep, Sarah Paulson, Bob Odenkirk, Tracy Letts, Bradley Whitford, Alison Brie, Carrie Coon, Michael Stuhlbarg, Jesse Plemons, Zach Woods, David Cross, Matthew Rhys, Bruce Greenwood, Pat Healy, Stark Sands
Produzione: Amblin Entertainment DreamWorks, Participant Media, Pascal Pictures, Star Thrower Entertainment
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: 01 Febbraio 2018 (cinema)