“The silence of Others” di Almudena Carracedo e Robert Bahar

“Vi immaginate se in Germania si abitasse in via Adolf Hitler o in una via intitolata a persone che hanno fatto parte delle SS?”. Così si chiede José Galantes, uno dei testimoni che in questo stringente e drammatico documentario condannano ciò che in Spagna non si può più condannare. Infatti i crimini patiti dagli oppositori durante i 35 lunghissimi anni della dittatura di Francisco Franco (dal 1939 al 1975) non possono più essere puniti, perché una legge del 1977 ha coperto con amnistia tutti quegli atroci avvenimenti. Oggi vittime e persecutori possono essere vicini di casa o alle vittime può capitare di abitare in una strada intitolate a uno dei propri carnefici, che nel frattempo è assurto a eroe nazionale.

Per molti giovani spagnoli di oggi “Legge dell’amnistia” non significa nulla, non evoca alcun ricordo. Già, perché nel frattempo persecutori, vittime e testimoni invecchiano, muoiono e il ricordo si sbiadisce.

Sempre forte ma sempre meno numeroso è il manipolo di coloro che continuano a lottare per ottenere una qualche giustizia, o almeno la pietà di dare sepoltura ai resti dei cari uccisi, come la ormai anziana Maria Martín , che non ha mai smesso di cercare i resti di suo padre e che li trova quando ormai anche lei è alla fine della sua vita.

Il documentario della quarantaseienne madrilena Almudena Carracedo e del collega statunitense Robert Bahar, ha richiesto sei anni di ricerche e abbina alla forte e esplicita denuncia, anche poesia e magnifiche immagini di grande effetto emotivo, che rendono il film interessante e avvincente al tempo stesso.

Un’opera dovuta, direi necessaria, per capire la Storia e le sue tante ingiuste e assurde forme e evoluzioni.

Il documentario, presentato al 68° Festival del Cinema di Berlino 2018, ha ottenuto il primo premio del pubblico nella sezione Panorama.