Ye Nan è una giovane donna che appartiene alla minoranza etnica Dai. Dopo aver trascorso parecchio tempo in città, fa ritorno al suo villaggio rurale – lungo il confine sino-birmano nella provincia di Yunnan – dove ha lasciato una figlia, ora tredicenne, alle cure del nonno.
“Come mai sei tornata?” – le chiedono le donne del villaggio – “Perché mi sono licenziata”. Sappiamo solo questo di Ye Nan. Mentre era lontano da casa ha mandato del denaro per mantenere la sua bambina; adesso vorrebbe cominciare a essere una mamma, ma le cose non vanno come si era immaginata.

La figlia adolescente, Nan Hang, è un’agguerrita, bugiarda ladruncola dall’aria innocente; il padre affronta il ritorno della figlia nello stesso modo in cui si accoglie l’arrivo delle stagioni. Ricostruire i rapporti non è facile per Ye Nan, soprattutto quando Nan Hang e una sua amica rubano un’offerta al tempio.

 

La regista Pengfei (nome completo Peng Fei Song), figlia di artisti dell’Opera di Pechino, ha studiato regia a Parigi; ha assaporato per sette anni la cultura europea ed è poi tornata in Cina dove ha iniziato il suo percorso lavorativo collaborando con Tsai Ming-liang. E ora il suo secondo lungometraggio, dopo Underground Fragrance (sull’umanità che vive nei sotterranei di Pechino) del 2015, viene nuovamente presentato nella sezione delle Giornate degli Autori della Mostra del Cinema di Venezia.

The Taste of Rice Flower è un film tanto semplice quanto dolce, pieno di discorsi, alcuni molto simpatici, e sguardi comunicativi. Pengfei, che ha anche sceneggiato il film, parla di povertà, di religione e di sopravvivenza delle tradizioni delle minoranze etniche di fronte a una Cina che guarda alla modernità. E su queste basi fonda la storia di una ricostruzione: quella del rapporto madre/figlia che diventa crescita, intesa come percorso fatto insieme, di due donne. Nan Hang si sente abbandonata; Ye Nan è in cerca di una dimensione famigliare. Superata una scontrosa diffidenza, madre e figlia iniziano a conoscersi. Durante la Festa dell’Acqua, onorando un Buddha di pietra, che si trova in una profonda grotta, madre e figlia danzano, con una grazie commovente, per richiamare le loro anime.