“The War Show” di Andreas Dalsgaard e Obaidah Zytoon

Un documentario sulla Guerra Siriana girato dai suoi stessi protagonisti

Non lasciatevi ingannare dal titolo: il documentario The War Show non è il classico spettacolo di guerra a cui il pubblico assiste attonito e impotente. L’opera richiede una partecipazione attiva da parte dello spettatore che deve farsi testimone, portatore di un messaggio che acquisterà forza nella sua condivisione.

Troppo spesso, infatti, la messa in scena della barbarie umana lascia sgomento l’osservatore che, tuttavia, una volta esaurita la sua visione torna alla propria vita sicuro di non poter fare nulla per cambiare le cose. Ma ammettendo che quello stesso spettatore non potrà fermare il conflitto siriano, egli potrà quantomeno condividere con altri messaggeri l’orrore cui ha assistito per cercare, come nella celebre Cura Ludovico di Arancia Meccanica, di educare al bene sviscerando la nostra più accesa indignazione verso la violenza e i soprusi.

Il documentario si divide in otto capitoli che, come gironi infernali, scendono progressivamente verso un terrificante baratro oscuro di morte e annullamento. Si tratta dell’esperienza diretta di Obaidah Zytoon e altri attivisti siriani che decidono nel 2011 di testimoniare dall’interno ciò che il loro Paese sta vivendo. I giovani amici utilizzano a turno la videocamera per offrire quanti più punti di vista possibili. Il regista danese Andreas Dalsgaard incontra per caso Obaidah in Turchia quando ormai molti dei suoi amici sono morti in circostanze tragiche e decide di riorganizzare con lei tutto il materiale girato per realizzare questo “spettacolo di guerra”.

The War Show sembra l’opera complementare di un altro documentario realizzato in presa diretta da un gruppo di Siriani che cercano di scappare dalla guerra in quelle traversate del Mediterraneo che rappresentano per molti un’opportunità, per altri la fine del sogno di libertà: The Crossing di George Kurian (2015). In questo particolare frangente in cui non godiamo ancora della prospettiva storica in grado di farci comprendere un evento complesso come la Guerra in Siria, questi documentari rappresentano le uniche chiavi di lettura per permetterci di conoscere dall’interno un argomento da cui siamo costantemente bombardati ma di cui sappiamo realmente ben poco.

L’enorme pregio di The War Show è quello di raccontare la vita di singoli esseri umani che lottano costantemente contro la minaccia di una morte atroce e per raggiungere una libertà che molti di loro non hanno mai conosciuto. Essendo abituati dalla televisione ad apprendere dell’uccisione di intere masse spersonalizzate che abitano i Paesi del Medio Oriente, qui possiamo entrare in contatto con individui che impariamo a conoscere e a cui ci si affeziona condividendo con loro momenti di spensieratezza, speranza e passione. Troppi sono i Siriani che, avendo perso parenti e amici, si ritrovano a dover ricreare una sorta di nuovo nucleo familiare con altri estranei rimasti soli, per trovare insieme la forza di continuare a lottare per un Paese straziato dalla guerra.

Facciamoci, dunque, portatori del messaggio di Obaidah Zytoon e di coloro che sono morti ingiustamente con l’auspicio che cali finalmente il sipario su questo assurdo show.