La vita è una scelta continua, ma a volte occorre prendere decisioni più grandi di noi. Il film, sensibile, garbato, molto floreale, mostra vite di giovani di oggi che devono scegliere una volta per tutte il loro futuro. E mostra, un po’ di meno, adulti che hanno già scelto e che vivono con serenità e pienezza la loro scelta. La trama, ma appena una bozza, una specie di docu-fiction, si incentra su un adolescente talmente incerto del suo orientamento sessuale che non si fa nemmeno chiamare con il suo nome ma con un generico “They”.

Non è un giovane abbandonato a se stesso, al contrario: ha un famiglia amorevole e presente, un contesto favorevole e tutte le cure adatte. Vive negli Stati Uniti e ogni giorno segna su una tabella G o B, ossia se si sente “girl” o “boy” oppure niente, ma non ha ancora fatto un bilancio delle sue scelte. Ha una sorella maggiore alla quale è molto legato, che deve scegliere se e come portare avanti la sua carriera di artista;  costei ha un fidanzato iraniano che a sua volta deve scegliere se tornare in Iran per rivedere gli anziani genitori o se continuare a risparmiare per farli arrivare negli Stati Uniti. A loro volta altri parenti iraniani del fidanzato hanno già scelto: essi vivono in quel paese straniero con consapevolezza, avendo sopportato traumi, evitando isolamento e ghetti e rendendosi utili alla comunità. Non c’è un lieto fine, non c’è nemmeno però un finale: c’è la vita, che scorre con  i suoi pro e contro, a volte visti come bizzarri oppure scabrosi, ma molto più spesso naturali e normali.

Non è molto ma è già tanto per Anahita Ghazvinizadeh, una regista appena ventottenne, nata Teheran e giunta anche lei di recente negli Stati Uniti. La pellicola They è presentata al concorso del Torino Film Festival 2017. I suoi lavori precedenti annoverano alcuni cortometraggi dedicati agli adolescenti.