Dopo dieci anni all’estero, Caterina ritorna in Lussemburgo, per ricostruire un rapporto con la figlia Alba, cresciuta dalla nonna Elisabeth (Zaza). Alba è distaccata con la madre, anche perché la donna si è presentata senza avvisare. Caterina d’impulso, senza chiedere niente a sua madre, porta Alba in un viaggio verso i laghi del nord, in una baita dove lei stessa è cresciuta.

Caterina e Alba sono una madre e una figlia che devono, ancora prima di conoscersi, ristabilire un rapporto di fiducia. Ma dieci anni sono tanti, troppi. Caterina ha scritto diverse lettere alla figlia, ma Elisabeth non le ha mai consegnate alla nipote; Alba, del resto, è cresciuta insieme alla nonna, unica figura di riferimento. In quasi due ore comprendiamo che Caterina è fuggita da una madre tirannica per cercare, non crediamo ci sia riuscita, di emanciparsi e ora vorrebbe “salvare” sua figlia Alba. Tuttavia per arrivare all’essenziale del discorso, il film si perde in giri inutili in cui spreca solo tempo.

Barrage è un dramma famigliare zoppicante. Lugubre e fin troppo laborioso, è un attentato alla pazienza dello spettatore.
Scritto e sceneggiato dalla lussemburghese Laura Schroeder, è interpretato da Isabelle Huppert che recita accanto alla figlia Lolita Chammah, avuta dal suo ex compagno, il produttore-regista Ronald Chammah. Ma nemmeno la Huppert con la sua bravura riesce a dare un sospiro, una tregua, una ventata d’aria in una storia che vorrebbe analizzare il rapporto contorto tra madre e figlia, ma sbaglia premesse e impostazione.