“Sono Tornato” di Luca Miniero

E’ una satira che fa ridere molto amaramente e alla fine lascia con un groviglio di sconforto e disillusione alla bocca dello stomaco. Sono Tornato è il remake italiano di Lui è tornato di David Wnendt basato sull’omonimo bestseller di Timur Vermes.
Se nel film tedesco a ricomparire era Hitler, in Sono Tornato è Benito Mussolini a piombare di nuovo sulla Terra.
In divisa, impettito e con il passo di marcia, Benito Mussolini (Massimo Popolizio) viene catapultato da chissà quale mondo di nuovo sulla terra. Stordito in una Roma multietnica,
scopre da un giornale esposto in un’edicola che la data è quella del 2017. Dopo una notte di aggiornamento tra quotidiani e riviste scopre che la guerra è stata persa. Più convinto che mai, vuole trovare un suo esercito per conquistare l’impero. La sua caduta sulla terra, però, è stata filmata da un Andrea Canaletti (Frank Matano), un giovane documentarista con grandi aspirazioni ma pochi, pochissimi successi. Canaletti ripercorre la strada fatta da questo strano personaggio e finalmente lo trova, ma lo crede un comico calato molto bene nel personaggio. Tanto che forse ha l’idea che lo farà svoltare: un documentario su Mussolini attraverso l’Italia di oggi. Questo duce è molto credibile, sostiene lo stesso pensiero di quello morto nel ’45. Per strada la gente lo guarda con divertimento, perché è molto simile all’originale, molti si fanno le foto con lui, alzano il braccio destro, chi seriamente chi burlescamente.

In giro per l’Italia, Canaletti e Benito intervistano il popolo sulla politica e l’attualità. E tra un viaggio e l’altro il duce commenta cinicamente la non evoluzione del “suo” popolo.  “Eravate un popolo di analfabeti, torno e vi ritrovo un popolo di analfabeti“. I video che Canalatti carica su youtube arrivano anche a un milione di visualizzazioni. Per tutti è un gioco, perché questo Benito Mussolini fa ridere per le cose che dice, che tutto sommato e nemmeno in fondo in fondo alcuni approvano anche. Il successo è tale, che Canaletti prova a proporre l’idea a un’emittente televisiva per cui lavorava. Il direttore di rete (Stefania Rocca) è una donna senza scrupoli che non ci pensa un attimo a dargli uno spazio tutto suo; a chi le chiede se non si vergogna di avere speculato sui crimini del Regime, risponde: «Parlare di fascismo dopo settant’anni anni è fuori moda».
Il successo è immediato. Le trasmissioni lo cercano. Del resto è un bravissimo comico che fa satira. Nessuno si sta rendendo conto che lui è veramente lui, che è tornato per riprendere dove aveva lasciato. O almeno, una donna lo riconosce dagli occhi, che non potrà mai dimenticare, lei, che per sei giorni si è finta morta in un campo di concentramento, nascosta sotto cadaveri in decomposizione. Questa donnina, cui nessuno crederà perché malata di Alzheimer, come lo vede ricorda subito gli orrori dei rastrellamenti e la paura. Nonostante le dicano che è un comico, lei ribatte che è tale quale ad allora e dice le stesse cose, anche all’inizio loro pensavano fosse un comico, non lo prendevano sul serio e poi è successo quello che è successo. E anche Canaletti, rivedendo il video, che accidentalmente aveva ripreso l’arrivo di Benito, si rende conto da un dettaglio che è veramente chi dice di essere, ma viene preso per matto.

Grottesco e graffiante, fedele alla versione originale, con adattamenti alla storia e cultura nostrane, Sono Tornato osserva come gli italiani di oggi reagiscono a ritorno del duce. Ovviamente tutti lo prendono come un gioco, non credono sia veramente lui.
Spaventa, quando lo share impenna e in redazione cantano a cuor leggero faccetta nera.
Spaventano
 anche i commenti di chi sostiene il ritorno di una dittatura perché l’economia e la situazione italiana possa rifiorire. Come nella versione tedesca, anche qui, il popolo italiano, imbevuto o assuefatto da programmi di cucina, si scandalizza non per le idee proclamate da questo uomo pelato in divisa, ma insorge solo quando fa male a un animale.
Luca Miniero, che scrive il film con Luca Guaglianone, coglie il nodo della faccenda: l’Italia è un popolo senza memoria. Nessuno prende sul serio questo Mussolini, sottovalutano la sua pericolosità; come dicevamo, alcuni invocano addirittura la dittatura per spazzare via una classe politica lontana dai suoi elettori. E’ una commedia amarissima che fa riflettere e che usa un linguaggio particolare. Fiction e documentario si fondono insieme. L’impronta documentaristica, con interviste sia in candid camera che a tema libero, la finzione con telecamere di tipo cinematografico, ma anche quello della TV con l’utilizzo di telecamere televisive, le riprese con i cellulari e poi la fotografia e la tecnica di ripresa di Guido Michelotti con mdp a spalla, aspira a mostrare la realtà del nostro mondo, senza alcuna patinatura, sono i molteplici linguaggi narrativi scelti da Miniero per provare a elaborare quello che potrebbe succedere.

Sono tornato mostra come il populismo con l’aiuto dei media, sfruttando la poca memoria della gente, potrebbe riportare ai vertici un passato tragico, definito dal Presidente Mattarella con parole necessarie e precise “Un regime che non ebbe alcun merito, e nel quale la caccia agli ebrei non fu affatto una deviazione ma fu insita stessa alla natura violenta e intollerante di quel sistema“.

Titolo originale: Sono tornato
Nazione: Italia
Anno: 2018
Genere: Commedia
Durata: 100′
Regia: Luca Miniero
Cast: Massimo Popolizio, Frank Matano, Stefania Rocca, Gioele Dix, Guglielmo Favilla
Produzione: Indiana Production Company
Distribuzione: Vision Distribution
Data di uscita: 01 Febbraio 2018 (cinema)