“Transit” di Christian Petzold

Basato sull’omonimo racconto in gran parte autobiografico della scrittrice tedesca comunista Anna Seghers (1900 – 1983), il film racconta fatti riferiti alla seconda guerra mondiale, quando le truppe tedesche invadono Parigi e molti oppositori riparano verso Marsiglia per poter, da lì, imbarcarsi per l’America.

Tra essi Georg, un operaio tedesco, che si ritrova un manoscritto del poeta Weidel, le sue lettere alla moglie  Marie, e il famoso transit, l’ambito e raro visto per imbarcarsi per il Messico, un oltre oceano cercato e sognato a costo di infinite, snervanti e umilianti burocrazie, a costo della vita. La vicenda prenderà poi una piega inattesa, ma l’aspetto originale e interessante del film è l’ambientazione scelta dal cinquantottenne regista tedesco Christian Petzold.

Siamo infatti nella Marsiglia di oggi, con auto, pubblicità e tutto quanto, immigrati magrebini compresi. Essi stessi rappresentano l’aspirazione a una vita libera e in pace in un oltremare che gli europei di settant’anni fa cercarono a loro con volta con immensi sforzi e sacrifici. La storia si ripete: non abbiamo imparato nulla. O forse siamo così crudeli da non voler permettere ad altri di ottenere facilmente e legalmente ciò che i nostri antenati solo raramente e difficilmente ottennero. Siamo così egoisti che preferiamo che da qualche parte, lontano dal nostro sguardo, i fuggiaschi siano inghiottiti da quell’immenso forno crematorio che è diventato il mare nostrum Mediterraneo.

Protagonista del film è Franz Rogowski (che impersona Georg), l’attore tedesco del momento, che alla Berlinale 2018 è anche apprezzato protagonista del film In den Gängen (In the Aisles).