Oviedo, Spagna. 1799. Sul finire di un Secolo, Ludovico, venticinquenne italiano, in Spagna da qualche anno, e Martino, una decina d’anni in più e di origini italiane, si incontrano davanti alla Cattedrale del Salvador. Non si conoscono, ma vedono l’uno nell’altro il carattere del pellegrino. Insieme decidono di intraprendere il Cammino Primitivo fino a Santiago di Compostela.
Non sono mossi da un credo religioso, ma da una fede in qualcosa di universale, un sentimento personale e profondo. Ludovico e Martino, due uomini diversi tra loro, affronteranno le sfide di un percorso impervio che li porterà a confrontarsi non solo con la divina natura, ma anche con i loro demoni in un cammino interiore.

Folgorante opera prima della giovane Maddalena Canepa, Un Cammino Primitivo è un romanzo suggestivo che catapulta il lettore sul finire del ‘700 e lo fa viaggiare, o meglio, gli fa indossare bordone e bisaccia e lo fa diventare il terzo pellegrino insieme a Ludovico e Martino. Una scrittura chirurgica nelle tante descrizioni e nella precisione delle parole, scelte con rara intuizione discorsiva, il romanzo alterna la voce del narratore a quella di Ludovico.

Un Cammino Primitivo è un romanzo sul viaggio che diventa metafora di vita dove la vera meta si scopre essere il peregrinare stesso e quello che succede dopo l’arrivo alla meta. Perché “il Cammino inizia quando il Cammino finisce”.

 

Maddalena Canepa, Un Cammino Primitivo, Ed. De Ferrari 2017, pp 149, €11,90