Interessante introspezione di una donna di sessanta anni messa davanti a una dura verità. Ispirata da una storia vera, la regista Christine Repond mette in scena la caduta di tutte le certezze della protagonista Meredith che scopre di essere stata infettata dal virus dell’HIV dal marito adultero Andrè. La paura del contagio e l’uso della telecamera a spalla, con le sue riprese instabili, creano nello spettatore un forte senso di ansia e inquietudine e lo fanno entrare in una sorta di empatia con Meredith. A seguito della scoperta del tradimento tutto cambia, e le scene di intimità della coppia dell’inizio del film subiscono una brusca modifica nel corso della storia. Anche dopo un primo momento di riappacificazione i due non riescono a ritrovare la loro armonia e felicità.

La mancanza di verità e discussione/confronto fra i due coniugi e fra gli altri personaggi contribuisce all’isolamento della protagonista, che viene sottolineato ulteriormente dall’utilizzo di suoni amplificati che sembrano rimbombare nel vuoto (il termine “vakuum” in tedesco vuol dire “vuoto”).

La scelta di Christine di lavorare sia con attori professionisti che attori non professionisti, presi dalla strada, che interpretano sé stessi, quali il dottore, contribuisce a rendere veritieri gli avvenimenti e a non cadere in stereotipi nelle conversazioni più difficili a proposito della malattia.

Recensione di Margherita Nonis