Venezia72: “Na ri xiawu – Afternoon” di Tsai Ming-liang

Tsai Ming-liang intervista se stesso

Venezia 72. Fuori Concorso
Tsai Ming-liang, due anni dopo essere stato premiato a Venezia per il suo film-testamento Stray dogs, ci ritorna per presentare Na ri xiawu, una confessione, più che un film.

Il regista taiwanese ha, almeno per il momento, abbandonato il lungometraggio. Stray dogs ha chiuso il cerchio simbolico, iniziato con l’anarchico Gooodbye Dragon Inn, del ragionamento di Tsai Ming-liang sul cinema, e infatti dopo si è concesso una pausa, interrotta solo da due cortometraggi della serie del “Camminatore”, che dura tutt’ora.

Il film consiste semplicemente in una conversazione tra lo stesso Tsai e il suo attore feticcio Lee Khang-sheng, all’interno di una casetta abbandonata in mezzo al verde, con due poltrone e due finestre. Non c’è regia, solo una camera fissa che riprende i due senza interruzioni, con soli tre tagli di montaggio a separare lo spettatore da una continuità assoluta. Ancora una casa semivuota dunque, come ne Il buco, Vive l’amour, o nel sopracitato Stray dogs. O almeno questa era l’idea, perché ben presto la conversazione si trasforma in una sorta di confessione. È Tsai a parlare per la maggior parte di questi 137 minuti, mentre il ruolo di Lee si limita a sporadici commenti sarcastici che spesso divengono causa di risate imbarazzate ma che rivelano anche la vera natura del rapporto quasi padre-figlio tra i due.

L’inizio vede il regista guardare dritto in camera ridendo a disagio perché è preoccupato che il pubblico possa pensare che stia recitando, quando invece vuole solo parlare. Tsai avvia questa conversazione, tentando di superare l’imbarazzo, con un commento casuale sui piedi di Lee. Da quel momento il dialogo prende lentamente corpo e i due interlocutori si lasciano trasportare dagli argomenti che di volta in volta affiorano. Si passa tranquillamente dai momenti seri, come Tsai che parla della sua omosessualità ma che dichiara di non sentire più alcun tipo di attrazione per Lee dopo tutto questo tempo (perché ormai lo vede come un figlio da proteggere) a momenti decisamente più leggeri che sfiorano il nonsense, come quando discutono di vecchi ricordi o si citano vicendevolmente aneddoti dei loro ventidue anni trascorsi assieme a fare film.

Ma Tsai è capace di far emergere un discorso, una riflessione sul cinema anche da un’opera così semplice. Egli infatti insiste sulla capacità catartica dell’arte cinematografica, sulla sua superiorità rispetto agli uomini, e dichiara di volere che il “film” che ora, mentre parla allo spettatore, sta interpretando, “come un fiore sbocci da solo”. Lungi dall’essere una dichiarazione melensa, questo può considerarsi il sunto dell’essenza di Na ri xiawu. Lo scopo del taiwanese è quello di creare una sorta di spontaneità a partire da una situazione che ne è l’esatto opposto.

Questa volta ciò è ancora più semplice: Tsai parla del cinema da uomo a uomo, noi, gli spettatori siamo Lee Khang-sheng, e assistiamo a questo spettacolare flusso di coscienza di Tsai che racconta il suo mondo filmico attraverso una confessione che rende spontaneo e vero un incipit macchinoso è falso: Tsai, parlando del cinema, rende cinema anche quello che non lo è, fa in modo di far acquisire vitalità filmica a una semplice ripresa. Probabilmente è questa la forza trasformatrice e rivoluzionaria del cinema che Tsai Ming-liang ha sempre voluto esprimere rappresentando la mancanza di comunicazione nelle sue opere, a partire dai primi corti con Lee Khang-sheng come unico attore, per finire (dopo aver insistito con il minimalismo) con Stray dogs, opera essenziale che segna la fine del cinema contemplativo moderno assieme a Il cavallo di Torino (Béla Tarr, 2011), l’unica opera a raggiungere lo stesso livello di catarsi.

In conclusione, Na ri xiawu non è di certo un film nel senso classico del termine (anche per gli standard di Tsai) ma è di sicuro interessante per saperne di più sul mondo creativo del regista; di contro però, non è una visione di grande interesse, e nemmeno utilità, per coloro che non ne conoscono la filmografia, ovvero la protagonista silente e invisibile del film.

Titolo originale: Na ri xiawu
Nazione: Taipei cinese
Anno: 2015
Genere: Drammatico
Durata: 137′
Regia: Tsai Ming-liang

Cast: Tsai Ming-liang, Lee Kang-sheng
Data di uscita: Venezia 2015 – Fuori Concorso