“Viceroy’s House” di Gurinder Chadha

I settanta anni di indipendenza dell'India

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Viceroy's House - Photo © Kerry Monteen Photography

“La storia è scritta dai vincitori”. Così si legge nei titoli di testa. Come anche “divide et impera“, imbroglio dei forti verso i deboli.
La trama di questo grandioso affresco storico si basa sui fatti, approfonditamente e lungamente studiati dalla regista, svoltisi in India dove, nel 1947, la Gran Bretagna inviò Lord Mountbatten in qualità di ultimo viceré, per gestire il passaggio verso l’autonomia del subcontinente.

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Le prime scene si aprono sul palazzo del viceré, di sfarzo e ricchezza impressionanti e centinaia di dipendenti: Mountbatten, la sua famiglia e il loro seguito vi giungono da una Gran Bretagna affamata e prostrata da anni di guerra ed esclamano: “In confronto Buckingham Palace sembra un bungalow“.
Messosi subito al lavoro sul problema dell’indipendenza, il viceré si trova a fronteggiare subito anche la non meno spinosa questione degli attriti tra Indù e Sikh da una parte e la agguerrita minoranza musulmana dall’altra.

Viceroy's House
Viceroy’s House – Photo Kerry Monteen © Bend It Films / Pathé

Obtorto collo, Lord Mountbatten si adopera per la partizione tra India e Pakistan, nonostante il parere contrario di molti, tra i quali Gandhi e la stessa Lady Mountbatten. Quello che appariva il male minore, il rimedio ai continui, sanguinosi attentati tra le due fazioni religiose in conflitto, si rivela invece fonte di una immane e tragica migrazione interna, una tra le più enormi della storia con un milione di vittime di fatica, fame, sfinimento e malattie.

Paradigma di tale divisione sono due giovani innamorati, piccola storia privata nella grande Storia del Paese, divisi come Giulietta e Romeo dalle fazioni diverse delle loro famiglie ed etnie, travolti dalle decisioni di una politica perversa e cinica.

Di tale politica, evidenzia il film, è vittima però anche lo stesso Mountbatten, che dopo aver dato il proprio nome allo storico accordo, scopre che in segreto la Gran Bretagna si era già da tempo accordata per la spartizione con il capo della fazione musulmana, Muhammad Ali Jinnah. “Non abbiamo certo combattuto contro Hitler e il Giappone per regalare lo sbocco al mare ai sovietici”. Il ruolo del Lord si rivela così ridotto a quello di un esecutore manovrato dall’alto, che tuttavia ha ufficialmente di fronte all’India la responsabilità di una tragedia immane e del tradimento della fiducia di milioni di persone.

Viceroy’s House – Photo Kerry Monteen © Bend It Films / Pathé

Il film, recitato con estrema credibilità, è di grande impegno politico e narrativo, ma paga lo scotto di una quasi inevitabile retorica: per come sono presentati gli indiani, per come essi vedono e giudicano gli inglesi, per come sono delineati i caratteri dei politici, dall’incorruttibile Gandhi al mellifluo Jinnah.

Viceroy’s House – Photo Kerry Monteen © Bend It Films / Pathé

Presentato fuori concorso al Festival del cinema di Berlino in occasione del settantesimo anniversario dell’indipendenza dell’India, il film è altresì un vivo e toccante tributo a tutti coloro che subirono stragi e deportazioni di massa. La regista tiene a sottolineare che tra quelle persone vi erano i suoi stessi nonni, che tuttavia riuscirono a riunire la famiglia superstite.