I vincitori del Far East Film Festival 2018

A seguito della proiezione del restauro in 4K di Throw Down (2004) a cura del laboratorio di restauro cinematografico L’immagine ritrovata (Bologna) alla presenza dell’intramontabile Johnny To, il Far East Film Festival ha svelato gli attesissimi vincitori di questa ventesima edizione.

Il Gelso Bianco, premio alla Miglior Opera Prima o Seconda introdotto quest’anno, se l’è aggiudicato l’esordio di Shin Dong-seok Last Child (2017), dramma giovanile che affronta la questione del lutto e del rancore. La giuria, composta dai dallo sceneggiatore Massimo Gaudioso e dai produttori Albert Lee e Peter Loehr, ha addotto la seguente motivazione: «per la sceneggiatura avvincente e l’empatia verso i suoi personaggi, per la qualità della suspense mantenuta alta fino alla fine e la capacità di affrontare emozioni universali».

A seguire, il Mymovies Award è stato conferito alla stella di Hong Kong Chapman To per The Empty Hands (2017), dichiarazione d’amore al cinema di arti marziali con sullo sfondo un conflitto generazionale.

Il pubblico di Udine ha confermato le preferenze dell’anno precedente, anche se con alcune sensibili differenze sul podio: al terzo posto con il Gelso di Cristallo l’adrenalinico action antinipponico The Battleship Island (2017) di Ryoo Seung-wan, con una media di 4,317; al secondo posto con il Gelso d’Argento l’esilarante b-movie horror giapponese One Cut of the Dead (2018) di Ueda Shinichiro, con una media di 4,589; staccando di pochissimo, il Gelso d’Oro se l’è aggiudicato 1987: When the Day Comes di Jang Joon-hwan, con una media di 4,596, portando a casa anche il Black Dragon Audience Award conferito dagli accreditati Black Dragon.

Si chiude così il FEFF 20 che anche quest’anno premia Giappone e Corea del Sud, lasciando purtroppo in ombra molte produzioni valide provenienti da quadranti geografici meno noti nel panorama cinematografico internazionale.