“X-Men: Apocalisse” di Bryan Singer

L'era dei mutanti tamarri

Tornano gli X-Men. Quelli che amiamo, quelli che ci hanno lasciato, quelli di cui non si ricorda nessuno. La lunga carrellata di personaggi Marvel continua a rivivere nel secondo sequel del prequel dedicato all’inizio della saga (ebbene sì). E’ in questo complicato intreccio temporale che Bryan Singer persevera nel tentativo di aggiungere spessore, memoria ed esperienze ai giovani mutanti di cui ormai conosciamo bene il futuro.

Sono i favolosi Anni ’80, l’umanità ha scoperto l’esistenza dei mutanti e, nonostante Ronald Regan e la guerra fredda, un po’ di speranza sembra intravedersi all’orizzonte. Almeno finché a rompere i già precari equilibri non arriva En Sabah Nur, Dio millenario, Mutante Zero e concentrato di talenti transgenici. Direttamente dall’antico Egitto, Apocalisse risorgerà per rivendicare il suo potere divino sulla Terra. A fermare lui e i suoi quattro cavalieri, solo un manipolo di giovani e volenterosi (non ancora) X-Men, guidati dal Professor X.

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X-Men: Apocalisse rivela da subito la sua natura: sotto le ambiziose spoglie di blockbuster impegnato sul fronte della tolleranza, dell’integrazione e della comprensione del diverso – come di fatto erano stati molti dei capitoli precedenti – si nasconde un pretestuoso e superficiale teen movie dai risvolti prevedibilmente tamarri. E non solo perché il film è ambientato negli anni Ottanta. Il supercattivo non offre sfumature, mentre tra piramidi e deserti, i conflitti interni dei protagonisti sanno di già visto e sperimentato.

A proposito di archeologia mutante infatti, Singer continua a scavare nel passato, ma le scoperte risultano per la maggior parte superflue e, anzi, hanno l’effetto di aggiungere risposte a domande non fatte, di appesantire un episodio che risulta da subito fine a se stesso. Un surplus storico non richiesto, una cronologia pleonastica che di fatto si risolve in “allungamento del brodo”. Abbiamo già scoperto con piacere le tensioni nascoste dal passato di Erik e Raven nei capitoli precedenti. Abbiamo già vissuto il momento in cui l’umanità ha scoperto pubblicamente i mutanti. Sappiamo tutto di Wolverine (qui presente solo in un divertente, ma kitsch cameo splatter). Per scoprire da dove vengono Ciclope, Tempesta e Jean, nonché la causa della calvizie del Professor Xavier, forse non serviva il pretesto dell’apocalittico padre di tutti i mutanti.

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D’altronde Singer – che qui dirige come un novellino, ma senza la dovuta freschezza – scherza con una battuta esplicita sulle sorti qualitative dei terzi sequel nella storia del cinema (riferendosi a Star Wars). Alla faccia della coda di paglia…

Titolo originale: X-Men: Apocalypse
Nazione: U.S.A.
Anno: 2016
Genere: Azione, Avventura, Fantascienza
Durata: 142′
Regia: Bryan Singer
Sito ufficiale:
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Cast: Jennifer Lawrence, Michael Fassbender, Evan Peters, James McAvoy, Oscar Isaac, Olivia Munn, Nicholas Hoult, Brendan Pedder, Rose Byrne
Produzione: Twentieth Century Fox Film Corporation, Donners’ Company
Distribuzione: 20th Century Fox
Data di uscita: 18 Maggio 2016 (cinema)