10 anni di sguardi femminili russi a Pesaro Una tradizione alla Mostra l’approfondimento verso il cinema russo

La Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro targata 55 ha festeggiato positivamente i 10 anni di un percorso di approfondimento dedicato al cinema russo contemporaneo e in particolare alle opere firmate da autrici donne. Questa ormai tradizione sezione di Sguardi femminili russi è stata curata di Olga Strada in collaborazione con il Centro dei Festival Cinematografici e dei Programmi Internazionali, il Ministero della Cultura e il Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa.

Olga Strada, attualmente Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura a Mosca, ha presentato un programma di cinque titoli, tutti molto recenti, differenti per linguaggio (finzione e documentario) e per lunghezza (medi e lungometraggi). Come ha spiegato la stessa curatrice “la scelta dei film è stata quella di dare voce alle diverse anime della cinematografia russa che è fatta di differenti sensibilità”. Sono stati proiettati Le vacanze (Marianna Sergeeva, 2018, 52’), Spring (Natalia Konchalovskaja, 2018, 22’), L’ingegner Fedorovich (Elena Murganova, 2018, 20’), Suleiman Mountain (Elizaveta Stishova, 2017, 101’) e The Port (Aleksandra Streljanaja, 2019, 91’)

Tra le opere presentate merita una particolare segnalazione il lungometraggio The Port della quarantenne Aleksandra Streljanaja che già aveva proposto a Pesaro il film precedente Nevod-La rete, due opere che avevano entrambe tra le interpreti Maria Borovičeva che era ospite alla Mostra del Nuovo Cinema per raccontare la sua esperienza sul set. Due film con un’ambientazione molto diversa perché se La rete era girata nella Russia più sperduta, il Porto è tutto girato in città, a San Pietroburgo.

Il film parte con due storie apparentemente lontane, nella prima due giovani che lavorano al porto vedono nella boxe la possibilità di fuggire da una vita dura, mentre nell’altra vicenda una ragazza, Kira, ha subito un incidente stradale che le ha paralizzato le gambe. L’aspirante boxeur Andrei ha la faccia da bravo ragazzo, mentre l’altro giovane che vuol fargli da manager sembra dare meno fiducia. I due cominciano a frequentare palestre, ma anche persone che sembrano coinvolte nella malavita locale. E qui entra in campo l’incontro tra Andrei e Kira, in quanto Kira è la figlia dell’allenatore di Andrei, un tipo tosto che crede decisamente che il suo metodo di recupero possa riportare la figlia a rimettersi in piedi.

Scocca quindi l’amore ed è proprio il nascente sentimento che si sviluppa in Kira che diventa importante per riaccendere una speranza e per dare nuova forza al desiderio di recupero. Ma le cose non sono così semplici e anche le soluzioni hanno bisogno di passare attraverso battaglie dove per prevalere, o almeno per resistere, bisogna avere un intenso desiderio di vivere e di amare.

Lo sguardo della regista è attento e misurato, avvolge i suoi personaggi con partecipato distacco e in queste due storie parallele che poi finiscono per intersecarsi si percepisce l’atmosfera di un mondo di periferia dove spesso sono i prepotenti che hanno la meglio. Solo l’incontro di due cuori puri può scompaginare la situazione generale.

Da citare anche “La montagna Sulejman” film ambientato nel Kirghizistan nei pressi del monte Sulejman, un luogo dove la popolazione locale va a pregare per chiedere salute, amore e felicità. In quella realtà si trova anche il piccolo Uluk che ha alle spalle l’esperienza dell’orfanotrofio e che domanda un po’ di felicità per la sua complicata famiglia.

Con “Le vacanze” e “L’ingegner Fedorovic” siamo dalle parti del documentario per raccontare storie familiari, nel primo caso per mostrare le vicende di una famiglia allargata composta da cinque figli adottivi e nel secondo per disegnare il ritratto della nonna dell’autrice, una signora ultranovantenne che sognava di diventare ballerina e invece ha studiato da ingegnere.

Alessandro Cuk