Quando hai 17 anni, presentato alla 66esima edizione del Festival di Berlino, è il ventitreesimo lungometraggio di André Téchiné, con il quale ribadisce il proprio interesse per la scoperta del sé, tornando a trattarlo con un racconto giovanile.

Damien è uno studente brillante, che vive con la madre dottoressa aspettando i purtroppo sempre meno frequenti ritorni a casa del padre, aviatore militare. La sua unica turba sembra riguardare Thomas, un suo compagno di classe che vive in una fattoria in alta montagna, per il quale sembra provare un’antipatia violenta e irrazionale. Thomas ne è consapevole e gli scontri tra i due, anche fisici, sono all’ordine del giorno. Ma quando la madre di Thomas resta incinta, dovendo trascorrere l’intero periodo di gravidanza in ospedale per non perdere il bambino, Thomas sarà costretto ad andare a vivere in casa della famiglia di Damien.

quando hai 17 anni

Téchiné non ricerca la profondità nella facile magniloquenza, ma presta attenzione al contesto, agli aspetti fisici, ambientando la vicenda in provincia, un piccolo angolo innevato dove però le divisioni in classi sussistono e dove per questo i punti di conflitto in una mentalità nazionale si fanno più chiari: la guerra, l’omosessualità, il bullismo, tutte questioni delicatissime da trattare con estrema cautela per non offendere nessuno.

Ma di fatto Quando hai 17 anni parla proprio di questo, è una storia d’amore tra Damien e Thomas, raccontata con la loro stessa rabbia e il loro stesso pudore, narrando con una divisione in trimestri la loro vita sotto lo stesso tetto, passando dai pugni al sesso, facendo attenzione a come cambia il contatto trai due, rabbioso, poi nervoso, e infine pudico.

La mdp si focalizza proprio sull’elemento fisico, mostrando compiaciuta i lividi che i due si infliggono a vicenda, le masse muscolari che tremano, le nudità. Téchiné segue con piccoli movimenti di macchina questi corpi che cambiano, che in mancanza di violenza trovano altri modi per sfogarsi. Damien sarà il primo ad ammettere a se stesso e con Thomas la propria omosessualità, mentre Thomas cercherà di scoprire dove lo sta conducendo quell’attrazione facendo in modo di farsi visitare dalla madre di Damien.

Da un punto di vista più narrativo, invece, la tripartizione collabora alla classica costruzione dei coming-of-age-movie, dividendo il racconto in diversi piani: la convivenza forzata, l’appianamento dei conflitti e in seguito la sofferenza, che arriva con la morte del padre di Damien e la forzata (anche se non definitiva) separazione. Téchiné gestisce questi tre atti con rigore e semplicità, lasciando che si compenetrino fino a un certo punto, come a distinguere intenzionalmente delle fasi.

Nel complesso dunque il film è certamente organizzato in maniera splendida, sia per quanto riguarda il lato formale, che per la gestione dei tempi (senza scordare l’eccellenza di Téchiné nel dirigere i giovani protagonisti), ma fatica ad arrivare al cuore dello spettatore, nonostante la carica emotiva che si propone di veicolare. In pratica, Quando hai 17 anni non riesce ad avvolgersi intorno a un nucleo preciso (sia esso narrativo o tematico), e nel mentre, sembra sul punto di farlo affidandosi, a tratti, a ciascuno dei suoi punti fermi, come (di nuovo) omosessualità, rapporto padre-figlio, etc. Ma la visione d’insieme ne risente dando vita certo a un film interessante ma che manca di un appoggio, di un nucleo attorno al quale svilupparsi.

In conclusione, Quando hai 17 anni è un film che merita assolutamente una visione, ma che a onor del vero sembra inserirsi nella filmografia di Téchiné un po’ di soppiatto e che, appunto, sembra sfuggire, in quanto a gestione, all’esperienza del regista francese, rivelandosi allo spettatore in modo abbastanza confuso, pur mantenendo un livello più che accettabile.