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“24 Mesure (24 Battute)” di Jalil Lespert

Un film di un attore - Jalil Lespert - inaugura la Settimana della Critica

Settimana della Critica
Come ogni anno, la Settimana Internazionale della Critica – quest’anno alla sua 22^ edizione -, importante sezione a sé nell’ambito della Mostra del Cinema di Venezia, ha lo scopo di individuare autori e registi di talento riservandosi di presentare solo opere prime. Si mira alla ricerca di film sia di autore che di genere, cogliendone le qualità e novità tecniche e narrative.

E’ la seconda volta che la S.I.C. si apre con un’opera prima diretta da un attore: il parigino Jalil Lespert, già noto attore e anche regista del corto De retour, presente in vari Festival.
Lespert tenta di penetrare, con il suo 24 Messure (24 Battute), nei meandri dell’Es, persuaso della non eteromanovrabilità degli esseri umani, della loro continua ricerca personale per realizzarsi e rifuggire l’abbandono, la solitudine.
Pochi personaggi animano questa pellicola, quattro attori mossi da un ritmo vorticoso in bilico fra certezze e spaesamenti, oscillanti fra vita e morte sullo sfondo di un’atmosfera prenatalizia in un voluto contrasto fra il messaggio di pace che l’evento redentore annuncia nella notte ai pastori e il disordine e irrequietezza dei giovani protagonisti.

Storia di un malessere esistenziale. Il film narra di quattro personaggi che si incontrano, mentre vagano, la notte di Natale. Una giovane ragazza madre (Helly) cerca di uscire dal mondo della prostituzione con la speranza di un lavoro dignitoso. Un giovane (Didier) colto da raptus latrocinio, pervaso da fanatismo religioso panteistico, si suicida dopo un insperato, ma non corrisposto contatto con la sensibilità di Helly. La ragazza ha dalle tendenze lesbiche e tenta invano un rifugio nell’amore materno (Chris). Un musicista (Archie) frustrato nelle sue possibilità artistiche dalla notorietà del padre, trova in un disperato amplesso con Chris un’apertura momentanea di contatto umano.
L’asse portante del film è la ricerca sulle qualità del rapporto che lega l’individuo a padre, madre, figli e infine con Dio. Personaggi mossi da fili non accomunati né dal passato né dal presente, perduti nella loro individuale solitudine pur nella disperata ricerca di rapportarsi all’altro, di intrecciare vincoli che li faccia sentire partecipi della società, membri di una comunità condivisa.

Opera cupa, tetra, giocata nei toni scuri, nelle frasi sospese e accennate in un vuoto cui nel finale si vuole infondere qualche nota di energia e di leggerezza senza troppo riuscirci. Creature della notte si rifugiano nel buio come in una corazza, forse per evitare la luce del sole che metterebbe a nudo la loro disperazione e insicurezza.
Film cupo, pesante, audace nella sua proposta di austerità visiva ed espressiva, di certo non banale né televisivo ma da mettere in circolazione con l’avvertenza: vietato ai depressi.
I quattro protagonisti in maniera ossessiva scompaiono prevalentemente nell’ombra, per far riaffiorare in una luce accecante l’affanno della loro vana ricerca di contatto affettivo.
Il commento musicale non solo è il sottofondo alla loro azione, ma è un fondersi compiuto con i personaggi, tanto da contendere con essi, spronarli, interpretarli, alle volte soffocarli, per galvanizzare l’accaduto e rilanciare con essi tensione e nuovi percorsi. Musica jazz e post rock lanciate al parossismo, in una creatività irrazionale, spinta nei sentieri del metafisico o nella disperante speranza di una cieca o luminosa ricerca di azzeccare le note di un finale liberatorio.

Francia/Canada,2007
82 min.
Regia: Jalil Lespert
Produzione: Mk2 e Wy Productions
Interpreti: Benoit Magimel, Lubna Azabal, Sami Bouajila, Bérangère Allaux, Archie Shepp
Sceneggiatura: Jalil Lespert e Yann Apperry
Fotografia: Josée Deshaies e Elin Kirschfink
Musica: A Silver Mont Zion
Montaggio: Laurence Briaud