33TFF: “The Lady in the Van” di Nicholas Hytner

Il commediografo inglese e la pianista nel furgone

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Non chiamatela senzatetto, né stracciona. Anche se l’anziana Mary Shepherd (l’instancabile Maggie Smith) ne ha tutto l’aspetto, un tetto sulla sua testa ce l’ha (ma è un vecchio e scassato furgonicino), mentre l’aspetto trasandato non può cancellare i premi per l’eccellenza della sua igiene personale guadagnati in gioventù, come non smette di ricordare. Virtuosa del piano, folgorata da fervente vocazione religiosa, Mary – nata Margaret Fairchild – non è riuscita a rimettere i suoi (presunti) peccati a Dio; e ha perso la battaglia con i suoi sensi di colpa: talento e fede non sempre si conciliano.

Dopo anni di peregrinazioni per le vie di Londra col suo van, Margaret incontra lo scrittore e commediografo Alan Bennett con cui instaura una relazione tanto conflittuale quanto simbiotica, al punto di stabilirsi col suo furgoncino nel vialetto dell’autore di The History Boys. Per 15 anni.

Arriva anche al cinema la storia autobiografica di Alan Bennett che prima era stata una commedia di successo nel West End (sempre con Maggie Smith). E’ una storia (per lo più) vera quella raccontata da The Lady in the Van. Ma, nonostante il personaggio di Margaret sia così profondo e ingombrante, è la storia della vita di un autore alle prese col processo creativo, alla scoperta di se stesso e del rapporto con sua madre. Normale – e inevitabile – amministrazione psicanalitica per uno scrittore, insomma.

L’espediente preso dalla vita reale di Bennett si trasforma facilmente in metafora dei rapporti umani, personali e familiari, nella abili mani del commediografo inglese. Con ostentato stile “deliziosamente british”, The Lady in the Van va oltre lo schema classico del rapporto tra petulante anziana svitata e giovane di buon cuore, già abbastanza abusato, in particolare al cinema. Con delicatezza apprezziamo la doppia anima di un autore (quella che vive e quella che scrive), ci immergiamo nelle difficoltà della definizione della sua identità sessuale e del complicato rapporto con una madre tanto amata quanto tenuta a distanza.

Una commedia educata e onesta che, se da una parte sembra aver perso un po’ di smalto nel passaggio dalla pagina al palco al cinema, propone ancora una volta un’incontenibile e mai doma Maggie Smith che rischia però di adombrare parzialmente la storia dell’autore, nonostante l’ottima interpretazione di Alex Jennings. Ma forse parlare di sé e non del proprio ego è la scoperta definitiva per uno scrittore realizzato.