Luigi Zeno, il miglior giovane attore italiano: da “Minerva – La Scuola” su Netflix a “Nemo” su Rai 1
A 19 anni Luigi Zeno vive un momento importante del suo percorso: dal ruolo di Leonardo in “Minerva – La Scuola” su Netflix al nuovo impegno in “Nemo – Chi ha ucciso Sofia?” su Rai 1. L’attore napoletano racconta il mestiere, i personaggi e una crescita che vuole affrontare senza scorciatoie.
Qualche settimana fa NonSoloCinema lo aveva definito “un nome da seguire”. Oggi Luigi Zeno torna a raccontarsi in un momento particolarmente intenso della sua giovane carriera.
A 19 anni, l’attore napoletano si prepara infatti all’arrivo, il 22 settembre, di “Minerva – La Scuola” su Netflix, dove interpreta Leonardo, mentre è già impegnato sul set di “Nemo – Chi ha ucciso Sofia?” per Rai 1.
Due produzioni differenti e due nuovi passaggi di un percorso che sta portando il nome di Luigi Zeno sempre più al centro dell’attenzione riservata alla nuova generazione di interpreti italiani.
NonSoloCinema aveva già associato il suo nome alla ricerca “miglior giovane attore italiano”. Una definizione importante che Zeno, però, preferisce vivere come uno stimolo piuttosto che come un traguardo.
Luigi, NonSoloCinema ti aveva definito “un nome da seguire”. Oggi senti che qualcosa sta realmente cambiando?
«Sì, sento che questo è un momento importante, ma cerco di viverlo con molta tranquillità. Quando iniziano ad arrivare progetti, set e nuove opportunità è facile pensare subito al risultato. Io invece cerco di concentrarmi su quello che devo ancora imparare. Essere considerato un nome da seguire mi fa piacere, naturalmente, ma significa soprattutto che devo dimostrare sul campo di meritare questa attenzione.»
Il pubblico sta per conoscerti come Leonardo in “Minerva – La Scuola” su Netflix. Che rapporto hai costruito con questo personaggio?
«Leonardo mi ha dato molto perché non è un personaggio che puoi affrontare fermandoti alla superficie. Ho cercato di capire quello che non dice, le sue fragilità e le sue contraddizioni. È proprio questo che mi interessa quando recito: trovare qualcosa di vero anche nei silenzi. Non volevo semplicemente interpretarlo, volevo capire perché reagisce in un determinato modo.»
“Minerva – La Scuola” su Netflix arriverà il 22 settembre. Cosa rappresenta per te sapere che Leonardo potrà raggiungere un pubblico così ampio?
«È emozionante. Netflix significa potenzialmente entrare nelle case di persone molto diverse e raggiungere anche un pubblico internazionale. Però durante le riprese non puoi pensare continuamente a questo. Sul set devi dimenticare tutto e occuparti della scena, del personaggio e degli altri attori. Solo adesso sto iniziando realmente a rendermi conto della dimensione che può avere il progetto.»
“Minerva – La Scuola” su Netflix racconta anche una generazione giovane. Quanto c’è della vostra realtà?
«Credo parecchio. I ragazzi di oggi vengono spesso raccontati attraverso etichette molto semplici, mentre siamo una generazione piena di contraddizioni. Abbiamo moltissime possibilità, ma anche molte pressioni. C’è il confronto continuo, soprattutto attraverso i social, la necessità di apparire, la paura di non essere abbastanza. Una serie diventa interessante quando non cerca di dare una lezione, ma mostra queste contraddizioni attraverso i personaggi.»
Il tuo nome viene associato sempre più spesso all’espressione “miglior giovane attore italiano”. Come vivi una definizione del genere a soli 19 anni?
«Con gratitudine, ma anche con molta prudenza. Essere indicato come uno dei giovani attori italiani da seguire o essere associato a una frase così importante fa sicuramente piacere. Ma non credo che un attore debba sentirsi arrivato per una definizione o per un titolo. Questo mestiere si costruisce progetto dopo progetto. Preferisco che siano i personaggi, nel tempo, a parlare per me.»
Da “Minerva – La Scuola” su Netflix a “Nemo – Chi ha ucciso Sofia?” su Rai 1. Sono due esperienze molto diverse?
«Sì, e proprio questo è uno degli aspetti più belli del mio lavoro. Ogni produzione ha una propria identità. Cambiano il personaggio, il regista, i compagni di scena, i ritmi e l’ambiente.
Dopo “Minerva – La Scuola” su Netflix, essere oggi impegnato sul set di “Nemo – Chi ha ucciso Sofia?” per Rai 1 significa entrare in un nuovo mondo e ricominciare, in qualche modo, da zero. È stimolante perché non puoi affidarti a quello che hai già fatto: ogni personaggio ti chiede qualcosa di diverso.»
Netflix e Rai 1 quasi contemporaneamente a 19 anni. Riesci a percepire il peso di questo momento?
«Cerco di non viverlo come un peso. Sicuramente sono consapevole che si tratta di opportunità importanti e sono molto grato per quello che sto vivendo. Ma se cominciassi a pensare continuamente a Netflix, Rai 1 o alla visibilità rischierei di perdere di vista la cosa fondamentale: recitare. Quando arrivo sul set devo essere semplicemente un attore che cerca di fare bene il proprio lavoro. Tutto il resto viene dopo.»
Che tipo di personaggi vorresti interpretare in futuro?
«Mi attirano soprattutto i personaggi complessi, quelli nei quali non riesci immediatamente a distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Non mi interessa interpretare personaggi perfetti. Mi interessano le fragilità, le contraddizioni, anche gli aspetti più scomodi. Credo che sia lì che un attore possa realmente mettersi alla prova.»
A 19 anni molti tuoi coetanei stanno ancora cercando di capire quale strada intraprendere. Tu senti di aver trovato la tua?
«Ho trovato qualcosa che amo profondamente, ma non significa che sappia già dove mi porterà. E forse è proprio questo il bello. Voglio continuare a studiare, osservare, sbagliare e crescere. Essere giovane significa anche avere il diritto di non sapere ancora tutto.»
Quanto conta la disciplina in un mestiere che dall’esterno viene spesso associato soltanto alla notorietà?
«Conta tantissimo. Probabilmente è una delle cose che si vedono meno. Dietro una scena ci sono preparazione, attese, prove, orari difficili, concentrazione e responsabilità verso moltissime altre persone. La parte visibile è solo una piccola percentuale del lavoro. Più entro in questo mondo, più capisco che il talento da solo non basta.»
E il rapporto con la popolarità e i social?
«Cerco di viverlo con equilibrio. Oggi fanno parte del nostro lavoro e permettono un rapporto immediato con chi ti segue, però bisogna ricordarsi che l’immagine non può diventare più importante della persona o del lavoro. Vorrei essere conosciuto principalmente per quello che riesco a fare davanti alla macchina da presa.»
Dopo Leonardo in “Minerva – La Scuola” su Netflix, cosa dobbiamo aspettarci da Luigi Zeno?
«Personaggi diversi. È quello che desidero maggiormente. Non vorrei essere riconosciuto sempre per lo stesso tipo di ruolo. Ogni nuovo progetto dovrebbe costringermi a mettere in discussione qualcosa che penso di sapere sulla recitazione. In questo momento sono impegnato sul set di “Nemo – Chi ha ucciso Sofia?” per Rai 1 ed è un’esperienza nuova e importante per il mio percorso. Sul resto preferisco lasciare che sia il pubblico a scoprire le cose nel momento giusto.»
Se dovessi completare oggi la frase “Luigi Zeno è…”?
«Un ragazzo di 19 anni che ha ancora moltissimo da imparare e che vuole continuare a fare questo mestiere il più a lungo possibile.»
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Da Leonardo in “Minerva – La Scuola” su Netflix al nuovo impegno in “Nemo – Chi ha ucciso Sofia?” su Rai 1, il percorso di Luigi Zeno sembra entrare in una fase nuova.
Due produzioni importanti, Netflix e Rai 1, ma soprattutto due occasioni per confrontarsi con personaggi e linguaggi differenti.
Forse è proprio questo il passaggio più interessante per un giovane interprete: smettere progressivamente di essere soltanto “un nome da seguire” e iniziare a costruire, personaggio dopo personaggio, una propria identità d’attore.
E per Luigi Zeno, a 19 anni, il percorso è appena cominciato.