Finalmente Woody Allen e la sua New Orleans Jazz Band sbarcano a Venezia, una delle città più amate dal cineasta (e musicista in questo caso) americano che al di fuori di New York, dice per l’appunto di sentirsi a casa soltanto in due posti: il capoluogo veneto e Parigi.
Quattro giorni prima dell’evento, svoltosi al Teatro la Fenice, i botteghini registravano già il tutto esaurito. Il Tour di Woody Allen conta le seguenti tappe: Monaco, Amburgo, Berlino, Vienna, Ginevra, Barcellona e dopo Venezia, il 31 marzo sarà a Roma all’Auditorium Parco della Musica.
La passione di Allen per il Jazz, parte da lontano, quando quindicenne comincia ad esercitarsi con il clarinetto per poi giungere alle prime performance durante gli anni sessanta con la New Orleans Jazz Band al Michels Pub (dove suonano fino al 1997) ed infine approdare al Cafè Carlyle.
La New Orleans Jazz Band si compone di Allen (clarinetto), il direttore musicale Eddy Davis (banjo), Conal Fowkes (pianoforte), Simon Wettenhall (tromba), Jerry Zigmont (trombone), John Gill (batteria) e Greg Cohen (Basso). Sono specializzati in classici del Jazz di inizio ‘900. Tra i loro ispiratori, Louis Armstrong, Sidney Bechet, George Lewis, Johnny Dodds, Jimmie Noone.
Com’è consuetudine per Allen, anche questa volta, dopo il primo pezzo d’apertura comunica al pubblico che andrà a suonare la “vecchia musica di New Orleans”; quella che ha segnato fin dall’infanzia il suo immaginario, come si può ben sentire nei suoi film, dove le nevrosi metropolitane dei personaggi sono commentate dall’ incedere imprevedibile di brani jazz.
Gusto per l’improvvisazione, ritmo trascinante e nessuna sosta: lo spettacolo veneziano è intenso e regala qualche piccolo ma divertente colpo di scena, quando si vede il batterista, ad un tratto, lasciare le bacchette per dirigersi verso il microfono e cantare con voce ruvida alla Tom Waits.
Come se non bastasse a metà del concerto il pubblico esplode in un applauso fragoroso, non appena riconosce le note del celebre canto popolare Bella ciao, eseguito dal gruppo in una frizzante e fluviale versione jazz.
Tra gli ospiti illustri, nel loggione centrale al primo piano, c’è il neoeletto sindaco di centrosinistra della Serenissima, Giorgio Orsoni che di sicuro apprezza l’omaggio di Allen, mai più indicato che in questo momento dopo la fresca vittoria elettorale, anche se noi preferiamo affermare che il regista non lo faccia per fini diversi , se non quelli di rendere gli “onori di casa” verso l’intera penisola che lo ospita in questa sua tournée.
Eccezioni a parte, il repertorio si sofferma su pezzi degli anni trenta e quaranta del Jazz di Chicago.
Molto sobria la presenza scenica del quintetto, con un Allen, che non tradisce il suo personaggio cinematografico, energico durante in suoi interventi al sassofono; concentrato a capo chino quando è il turno del resto della band, con quell’aria timida ed impacciata per cui è notoriamente conosciuto.
A coronare la serata (si fa per dire) non poteva mancare un altro evento, tutto veneziano e per niente straordinario oramai, come l’acqua alta, che accoglie il pubblico uscente dal Teatro la Fenice.
Di sicuro, lo spettacolo sarà un buon invito al rispolvero, per chi non l’avesse ancora visto, di Wild Man Blues, un documentario del 1997, a cura di Barbara Kopple, che racconta il Tour Europeo di Woody Allen del ’96.
Foto a cura di Romina Greggio Copyright © NonSoloCinema.com – Romina Greggio





