AL JARREAU IN CONCERTO – VERONA JAZZ 2006

Grande performance live del cantante americano al Teatro Romano di Verona

Nell’unica data italiana del suo tour europeo, l’Al Jarreau Sextet infiamma il pubblico del Teatro Romano con pezzi classici o tratti dal suo ultimo album “Accentuate the Positive”

Scendono le luci e al Teatro Romano di Verona si sentono i primi accordi di quello che forse è l’appuntamento più importante del Verona Jazz; poi la voce inconfondibile del vocalist di Milwaukee, Wisconsin: “It’s a little bit funny this feeling inside…” . È sulle note di Your Song, evergreen scritta da Elton John, che si apre l’unica data italiana del tour europeo di Al Jarreau. Fin dalla prima esecuzione l’artista, ormai sessantenne – ma ancora pieno di un’incontenibile energia – conferma le sue peculiari doti: magnetica presenza scenica, humour e una grande capacità di reinterpretare e personalizzare i brani.

La vocalità di Jarreau è caratterizzata da una grande sottigliezza che alterna un registro pieno e vigoroso a momenti in cui il brano è eseguito con toni sussurati di grande delicatezza. Il mix riflette le qualità del cantante, che alternano anche concretamente una irrefrenabile verve e vitalità con un soffice romanticismo.

Il ritmo domina tutte le esecuzioni ed è il motore continuo di ogni improvvisazione: anche quando dialoga con il pubblico, Jarreau continua a cantare, a ritmare, un fiume continuo di battiti che non può smettere, quasi come il fiume che scorre dietro le rovine del Teatro: A-di-ge, A-di-ge, A-di-ge…ritma Al, e già è diventato tutt’uno con l’ambiente circostante.

Al Jarreau canta e improvvisa, si diverte come ogni artista jazz deve fare: guarda il cielo sereno, le stelle, ringrazia Verona, descrive il suggestivo scenario che ha davanti a sé, e tutto questo lo fa cantando, vocalizzando a un fil di voce, spesso rapito da momenti di grande improvvisazione musicale.

Nel corso del concerto – quasi due ore, e Al Jarreau non è più un giovincello – si eseguono classici del repertorio jazz (Waltz for Debbie dedicato ad uno spettatore che l’ha richiesta a gran voce, Mas que nada) e brani che hanno reso famoso il cantante negli anni ’80 (Morning, After All). La commistione fra generi è la chiave per capire Jarreau, che si dimostra soprattutto un jazzista ma colora il suo stile con sonorità soul e r’n’b.

Straordinario anche il gruppo di musicisti: Mark Simmons alla batteria, Larry Williams alle tastiere, Ross Bolton alla chitarra elettrica, Chris Walker al basso elettrico e Joe Turano a sax tenore e tastiere. In particolare, Walker e Turano danno prova di straordinarie doti vocali, il primo decisamente soul e il secondo più pop-rock. Con Turano duetta in Lost & Found, originariamente cantata con Joe Cocker, ma Jarreau assicura: “Ehi, conosco un Joe che vi farà dimenticare quell’altro Joe”.

Walker, in un assolo finale, scherza con Al Jarreau e intermezza i vocalizzi ripetendo melodiosamente “My teacher, my teacher…” e indicando Jarreau che ride divertito. Con un sestetto di tale portata il risultato non può che essere superlativo. Il pubblico si alza, travolto dal ritmo e dall’energia, ride, risponde con entusiasmo, e all’uscita del gruppo lo richiama sul palco a furor di popolo, battendo i piedi sulle pietre mmilenarie e ottenendo altri venti minuti di performance. L’energia di Al Jarreau si è dimostrata davvero contagiosa.

Prossimo imperdibile appuntamento Verona Jazz con il Chick Corea Chamber Orchestra con Bayerische Kammerphilarmonie Orchestra, “Nel segno di Mozart” .