ALBA INTERNATIONAL FILM FESTIVAL

CINEMA: UNO SGUARDO NUOVO

Pernille Rose Grønkjær
The Monastery

Danimarca, 2006
35mm, 84’, colore
Il monastero

Cinquant’anni fa l’anziano scapolo Jørgen Lauersen Vig ha comprato il fatiscente castello di Hesbjerg, in Danimarca, con l’intenzione di farne un monastero. Ora, all’età di 82 anni, l’uomo sta finalmente realizzando il suo sogno grazie all’arrivo nella sua proprietà di un gruppo di suore russe ortodosse. Le religiose, però, hanno idee diverse a proposito dell’organizzazione del monastero e sovente il signor Vig si scontra con suor Amvrosija. Per Vig, dunque, la strada verso la realizzazione del suo progetto si rivela più difficile del previsto; al tempo stesso, però, grazie al rapporto con suor Amvrosija, per la prima volta in vita sua instaura un legame di amicizia con una donna.

Ido Haar
Malon tish’a kochavim

Israele, 2006
Digibeta, 78’, colore
Hotel nove stelle

Nei territori occupati da Israele, migliaia di palestinesi attraversano le colline carichi di borse e coperte per andare a lavorare illegalmente nei cantieri edili israeliani. La notte tornano sulle alture per dormire in ripari improvvisati lontani dai lussuosi appartamenti che costruiscono durante il giorno, ma dove possono trovare comodi cuscini e pure la corrente elettrica. Il film segue due di questi lavoratori, Ahmed e Muhammad, l’uno collezionista di oggetti trovati per caso, l’altro filosofo improvvisato fortemente critico verso il suo popolo, che dividono i loro averi e il loro cibo, rischiando ogni giorno di essere arrestati.

Kawase Naomi
Tarachime

Giappone-Francia, 2006
Beta Digital PAL, 39’, colore
Nascita/Madre

Il 24 aprile 2004 Kawase Naomi ha dato alla luce il suo primo figlio, Mitsuki. Dal momento in cui le è stato reciso il cordone ombelicale, la regista ha preso in mano la camera digitale e ha cominciato a filmare quotidianamente il bambino e la nonna novantenne con la quale è cresciuta dopo l’abbandono della madre. Partita con l’intenzione di descrivere unicamente la vita custodita in grembo per nove mesi, Kawase ha poi realizzato un nuovo capitolo del suo ininterrotto diario di vita filmato, estendendo il film all’interazione del piccolo Mitsuki con il mondo esterno e, tra memorie del passato e dolorosi sentimenti del presente, al difficile rapporto che la lega alla nonna.

Jorge León
Vous êtes ici

Belgio, 2006
DigiBeta, 70’, colore
Voi siete qui

Sottoposto a un intervento chirurgico, il regista decide di filmare l’evento e, per mezzo del tubo della colonscopia, invita lo spettatore in un viaggio immaginario nei meandri del suo corpo. Nasce così un film sperimentale, inteso come un percorso tanto «organico» quanto geografico, nel corso del quale si attraversano e percepiscono luoghi immaginari, paesi dell’Europa, attimi di vita, frammenti di pensieri, immagini e suoni.

Daniella Marxer
Zuoz

Svizzera, 2007
DigiBeta, 70’, colore
Zuoz

Zuoz è un collegio tra le montagne svizzere dove studiano i figli e le figlie adolescenti dell’alta borghesia di tutto il mondo. Rampolli di famiglie ricche e influenti vengono «rinchiusi» nell’elegante e possente costruzione per essere educati secondo metodi rigidi e rigorosi, tra ronde dei professori nelle camere da letto, test del tasso alcolico, ramanzine sul giusto comportamento da tenere in compagnia, lezioni personalizzate e continui controlli. Zuoz è un microcosmo, o per meglio dire una prigione, dove la disciplina regola ogni azione e i ragazzi e le ragazze della futura classe dirigente sono forgiati a rispettare l’esclusività della loro origine sociale.

Vittorio Moroni
Le ferie di Licu

Italia, 2006
35 mm, 93’, colore
Le ferie di Licu

Licu ha 27 anni, è bengalese, musulmano e abita a Roma in un appartamento con altre otto persone. Da poco non è più clandestino e per vivere lavora 12 ore al giorno: come magazziniere la mattina e come cassiere la sera. Un giorno riceve dalla madre la foto di una ragazza di 18 anni, Fancy, che è la sposa scelta per lui dalla sua famiglia. Così Licu ottiene quattro settimane di ferie non pagate per andare in Bangladesh e organizzare il matrimonio con una persona che non conosce. Al suo arrivo i negoziati tra le famiglie si complicano, ma la cerimonia si celebra comunque: novello sposo, Licu torna immediatamente a Roma e con Fancy prova a costruire la sua vita matrimoniale.


Rithy Panh
Le Papier ne peut pas envelopper la braise

Francia-Cambogia, 2006
Betacam, 90’, colore
La carta non può avvolgere la brace

La vita di tutti i giorni in un bordello di Phnom Penh, in Cambogia. Sfiancate dalle notti passate in strada, un gruppo di giovani prostitute passa le ore pomeridiane a oziare nelle camere da letto, dormendo, chiacchierando e facendo continuamente uso di droghe per sopportare la fatica e il disgusto dei loro clienti. Tutte quante hanno un passato di violenza e di sofferenza, alcune sono malate di AIDS, altre hanno dato i loro figli in affidamento, altre ancora potrebbero tornare al loro paese ma rinunciano perché ormai si ritengono disonorate. E nel frattempo, giorno dopo giorno, notte dopo notte, il commercio e la distruzione dei loro corpi continuano a proliferare.

Laila Pakalnina
Teodors

Lettonia, 2006
DV, 29’, colore
Teodor
Nella campagna lettone vive un uomo anziano e solitario, Teodor, che ogni giorno, con il bel tempo o con la pioggia, percorre in bicicletta 7 chilometri dalla sua abitazione al centro del villaggio per sedersi alla fermata dell’autobus a bere birra e a parlare con la gente di passaggio. I clienti del bar e i passeggeri degli autobus ormai lo conoscono, nessuno più si stupisce di lui, tutti si fermano a scambiare due parole e poi riprendono le loro faccende. Nel frattempo, Teodor continua a bere e a guardare il mondo dalla sua panchina. Quando poi arriva la sera, risale in bicicletta e torna a casa.


Lara Rastelli
Nisida – Grandir en prison

Francia-Italia, 2006
DigiBeta, 100’, colore
Nisida – Crescere in prigione

Nella carcere minorile di Nisida, isola del golfo di Napoli, vivono una quarantina di adolescenti d’età compresa tra i 14 e 21 anni. Nascondendo i loro volti dietro maschere da essi stessi costruite, tre detenuti raccontano la loro vita nella prigione, tra episodi del passato, eventi del presente, speranze e sconforto per il futuro. Enzo, Rosario e Samir, messi di fronte alla vita carceraria, invitano lo spettatore a condividere la loro routine quotidiana, fatta di scuola e di lavoro, ma anche di noia e di prigione. E se l’obiettivo della loro detenzione è, secondo la Costituzione, la rieducazione, il film si interroga sulla compatibilità tra insegnamento e prigione.

João Moreira Salles
Santiago

Brasile, 2006
Video, 80’, bianco e nero, colore
Santiago

Nel 1992, João Moreira Salles cominciò a filmare Santiago, il maggiordomo argentino di origini piemontesi che viveva nella casa dei suoi genitori, per realizzare un film che rimase poi incompiuto. A distanza di 13 anni e dopo la morte di Santiago, il regista ritorna sul materiale inutilizzato e rende finalmente omaggio alla gentile figura del maggiordomo, raffinato amante dell’arte e del belmondo che racconta ricordi di mezzo secolo di vita e mostra la sua collezione di scritti sulle dinastie nobiliari dell’umanità intera, da lui stesso redatti e catalogati. Attraverso le parole di Santiago, momenti delle riprese e il commento in voce off, Salles realizza così una riflessione sulla memoria, l’identità e la natura stessa del documentario.

Anja Salomonowitz
Kurz Davor ist es Passiert

Austria, 2006
35mm, 72’, colore
È successo poco fa

Durante il normale svolgimento del loro lavoro, cinque persone (una guardia di frontiera, una venditrice porta a porta, il barista di un bordello, una diplomatica e un tassista) raccontano la storia di altrettante ragazze dell’est europeo convinte con l’inganno a emigrare in Austria e poi coinvolte loro malgrado nel traffico della prostituzione. Le false promesse, i debiti, la violenza, lo sfruttamento, la coercizione, le minacce e la schiavitù, ovvero tutti gli elementi di un commercio inumano e spietato, emergono dalle parole dei narratori e grazie all’efficacia della messinscena straniante e brechtiana colpiscono con la forza della loro verità.


Pierre-Yves Vandeweerd
Le Cercle des noyés

Belgio, 2006
35mm, 75’, bianco e nero
Il cerchio degli annegati

«Le cercle des noyés» (il cerchio degli annegati) è il nome con cui in Mauritania venivano chiamati i prigionieri politici di colore rinchiusi a partire dal 1987 nella fortezza coloniale di Oualata. Liberato nel 1994, uno dei detenuti sopravvissuti racconta la sua prigionia e quella dei suoi compagni ricostruendo le varie fasi della loro storia: il momento dell’arresto, il lungo viaggio nel deserto verso la fortezza, le inimmaginabili condizioni di vita e le continue torture dei carcerieri. Nel frattempo, come in una sorta di eco visiva, i luoghi della prigionia si susseguono uno dopo l’altro, spogliati di ogni traccia del passato e trasformati in muti testimoni di un dramma impossibile da rielaborare.

Per informazioni: Segreteria ALBA INTERNATIONAL FILM FESTIVAL via Vittorio Andreis, 18 – 10152 Torino, Italia Tel./Fax +39 011 436 19 12 www.albafilmfestival.com info@albafilmfestival.com

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