“ANDRES SERRANO. IL DITO NELLA PIAGA E THE MORGUE”

Il PAC, Padiglione d’Arte Contemporanea, di Milano apre la “giornata del contemporaneo” con una mostra dedicata all’artista Andres Serrano, un genio della fotografia e un gran provocatore

Due i curatori: Oliva Marìa Rubio ha curato “Il dito nella piaga”, la selezione di alcune delle sue più significative opere degli ultimi vent’anni; Alessandro Riva, invece, ha curato “The Morgue”, dieci lavori inediti dell’artista su una serie controversa di immagini scattate nel 1992 in un obitorio.

Quello di Andres Serrano, nato a New York nel 1950, è un viaggio complesso, estetico ed etico, realizzato attraverso la fotografia. Una tecnica tradizionale e semplice, di alta qualità, fatta di primi piani e sfondi. E fin qui niente di nuovo. La cosa che colpisce è che attraverso questa semplicità, l’artista riesce ad evidenziare, con i suoi scatti, la vera anima dei personaggi che ha di fronte. Questi non sono attori che interpretano ruoli altrui, ma sono loro stessi, nella loro vita sociale, religiosa e politica; nella loro profonda e complessa realtà umana. Pertanto i suoi temi principali sono: sesso religione, razzismo. Il fine è rappresentare la bellezza estetica ed interiore dei suoi soggetti; bellezza, che, a volte, vuol dire anche parlare dell’osceno che ci disgusta, ma che fa parte dell’umanità; per poi arrivare a superarlo attraverso la conoscenza e la coscienza di noi stessi fruitori dei suoi lavori.

In queste opere si nota il suo amore per la pittura, infatti gli scatti sembrano ritratti pittorici brillanti di colore. Afferma Serrano: “Sicuramente se le immagini fossero state solamente belle per me ci sarebbe stato un problema di fondo, ossia che sarebbero state pure e semplici decorazioni. Generalmente preferisco delle immagini belle ma che facciano riflettere la gente o che per lo meno la turbino […]. Non mi piacciono molto gli effetti speciali, cerco di ottenere delle istantanee; quello che vedete quindi è esattamente quello che vedevo io nel momento che ho scattato le foto. Di certo non ritocco una foto”.

La mostra curata da Oliva Marìa Rubio si apre con gigantesche croci rosse su sfondi bianchi e viceversa, crocifissioni viste nella trasparenza del sangue o dell’urina e con sculture all’aperto dell’Ultima Cena del Cristo; volti e primissimi piani di mani tese a sottolineare come la trascendenza ogni giorno si cala nel reale.
Il gruppo “Nomads” evidenzia maggiormente questa figura cristologica: i volti di questi uomini e di queste donne esprimono un’intensità tale da suscitare commozione e pietas. In contrapposizione le foto di coloro che appartengono al “Ku Klux Klan”, visi coperti da cappucci bianchi, che nascondono anima e corpo.

Ma Serrano desidererebbe un mondo diverso e lo interpreta nelle sue foto intitolate “Interpretazione dei sogni”. Sogna un Cristo nero o che di colore fosse anche un membro del Ku Klux Klan. Il crogiuolo di razze è fotografato nei volti di “America”: ebrei, ortodossi, hawaiani, ufficiali ed ex modelle di colore. Questa è l’America, un mondo multirazziale che fatica ad emergere e relazionarsi. Per questo, il gruppo “Interpretazione dei sogni” provoca con il suo capovolgimento delle razze, una provocazione di forte contenuto che invita a riflettere su tutto ciò che ci circonda, attraverso una fotografia lineare nelle forme e intensa nei colori e nei soggetti.
“Nel mondo dei sogni non c’è un sopra e un sotto, un giusto e uno sbagliato. È in questo spirito che ho creato il mio lavoro. ”Per me, l’arte ha un obbligo morale e spirituale che rifiuta qualunque tipo di finzione e parla direttamente all’anima”.

Ancora più scioccanti e trasgressive sono le foto al piano superiore del PAC che raffigurano la testa mozzata di una mucca su un piatto, un uomo che tiene fra le braccia un enorme pezzo di carne come se fosse un fucile, una donna col corpo sanguinante appesa come un agnello ed accanto un uomo di chiesa. E la sofferenza umana che Serrano imprime nelle sue foto, le sofferenze che noi uomini rechiamo agli altri.

“The Morgue” a cura di Alessandro Riva raggruppano 10 scatti fotografici su dettagli di cadaveri all’obitorio: piedi, mani, cuciture di parte del corpo, mutilazioni, visi in decomposizioni. Le opere fotografiche sono impressionanti e traumatizzanti per lo spettatore che si trova, all’interno del PAC, lungo questo corridoio al buio. Ritratti con una sapienza tecnica di alto valore estetico e morale che riescono a trasmettere un intenso senso di colpa, di peccato e decadimento. Qui la tematica cristologica raggiunge l’apice ed ha un suo fine: rivelare la trascendenza del reale.
I dettagli sono attentamente curati, i colori purissimi, ma i corpi sono veri, talmente veri da sembrare finti.

“La cosa che mi ha colpito di più osservando le persone che stavano in obitorio è che per qualunque causa fossero morte, sembravano sempre delle vittime. Quando mi chiedono perché non ho scelto morti normali invece di scegliere morti violente, la mia risposta è che queste sono morti normali! Tutte quelle che ho incontrato sono morti normali. Tra tutti i soggetti che ho fotografato solo due o tre erano morti per cause naturali, gli altri per omicidio, suicidio, incidente[…] ho sempre pensato che ci fosse una grave presenza umana in loro. Non so se in realtà ho ascoltato la loro anima, comunque ho avvertito un’essenza, una presenza…”.

“ANDRES SERRANO. IL DITO NELLA PIAGA E THE MORGUE”
14 Ottobre – 26 Novembre 2006
Milano, Padiglione d’Arte Contemporanea – PAC
Via Palestro 14
orari: 14 ottobre: Apertura della mostra dalle 12.00 alle 24.00. Visite guidate gratuite: ore 15.00/ 17.00/ 20.00.
Dal 15 ottobre al 26 novembre: apertura della mostra 9.30 – 19.00 tutti i giorni. Giovedì fino alle 21.00. Chiuso il lunedì.
Biglietti: 14 ottobre: ingresso gratuito.
Dal 15 ottobre al 26 novembre: Ingresso €5 intero – €3 ridotti e studenti – €2 scolaresche bambini fino a 8 anni gratuito, da 8 a 14 ridotto.
PER ULTERIORI INFORMAZIONI:
tel: lunedì – venerdì 02 76009085. sabato e domenica 0276020400
www.comune.milano.it/pac/index.html