ARGENTERO, D’AVENIA, RUFFINO PRESENTANTO A TORINO “BIANCA COME IL LATTE, ROSSA COME IL SANGUE”

Il film che non tradisce il libro

Il film tratto dal bestseller di Alessandro d’Avenia presentato nella città in cui è stato girato, una Torino “originale e poco vista” con un set popolato di ragazzi che hanno spiazzato il professore rock Luca Argentero.

Raramente la trasposizione cinematografica di un libro soddisfa i lettori. Ognuno immagina, pagina dopo pagina, nutrendo la fantasia di dettagli sempre più precisi e, di solito, si sente tradito dalle immagini sul grande schermo.

Non sarà il caso di Bianca come il latte, rossa come il sangue, regia di Giacomo Campiotti, tratto dall’omonimo bestseller di Alessandro D’Avenia – un milione di copie vendute, da tre anni nella top list italiana, pubblicato in 19 paesi – che nulla sottrae al libro. Anzi, mette in risalto il cuore di una storia raccontata ai ragazzi, ma che ha molto da dire anche agli adulti.

Sarà merito della sceneggiatura scritta a quattro mani dallo stesso D’Avenia, professore di liceo a Milano, con Fabio Bonifacci. Una scrittura che all’inizio ha creato non pochi timori nello scrittore: “C’era la paura di rimettere mano ai personaggi. Già scrivere il libro era stato una lotta, in cui ho fatto la boxe con la morte, un po’ come si vede nel film tra il professore e Leo“. E invece: “Scrivere la sceneggiatura è stato bellissimo, anche grazie a una squadra di persone umili, che si sono messe al servizio della storia: così l’assolo di Leo (Filippo Schicchitano) nel libro, quel monologo interiore che diventa sempre più ampio, nel film è diventato un coro. Tutti mi hanno aiutato a tradire la storia rimanendovi fedele. Mi piace pensare a questo film e al set come a una melodia“.

Nel coro che esegue la melodia di cui parla D’Avenia c’è un Professore (il Sognatore del libro), interpretato da Luca Argentero, che sottolinea più volte durante la presentazione l’impegno e la serietà dei giovani protagonisti: “Sono rimasto spiazzato dal talento e dall’attenzione con cui hanno lavorato. Nel film si racconta uno spaccato della realtà, reso assolutamente credibile dalla bravura dei ragazzi, a partire da Filippo Schicchitano”.

Luca Argentero ha fatto “pratica” nella classe di Alessandro D’Avernia: “Durante la lezione con Argentero – racconta D’Avenia – ho avuto la più grande attenzione in tredici anni di carriera. Chiedevano a me che intercedessi presso il divino Argentero per un autografo o una foto. Più difficile arginare le colleghe che non cercavano la mia mediazione… “.

Ma l’esperienza lo ha trasformato in un prof molto rock, che ama il suo mestiere e lo affronta con passione, scongiurando il timore di un professore troppo retorico ed enfatico, o, all’opposto, triste e depresso.

Insieme a Beatrice (Gaia Weiss), Silvia è una ragazza “tosta e molto forte”, secondo l’interprete Aurora Ruffino, in cui è facile immedesimarsi “perché ognuno di noi ha avuto nella vita l’esperienza di innamorarsi di qualcuno che ricambia con l’amicizia e non con l’amore“. Per la giovane attrice torinese, che ha molto amato il libro, il set è stata una intensa esperienza in cui è stato facile farsi “coinvolgere dalle emozioni della storia“.

Nessun “tradimento” del libro, quindi. Ed è vero che si piange, ma si sorride e a volte si ride. Soprattutto, i ragazzi protagonisti – finalmente! – mostrano una sorprendente maturità senza rinnegare le incertezze, i dubbi, le sofferenze dei sedici anni. Per dirla con Alessandro D’Avernia “si esce con una energia che questa storia risveglia, una energia che vuoi in qualche modo mettere in gioco“.