Abel Ferrara e la “sua” Matera

“Matera è Gerusalemme!”. E’ l’espressione lapidaria e consequenziale di un discorso che Abel Ferrara ha fatto (in conferenza stampa) per la presentazione del suo film “Mary”, in Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia.

Era stato nei mesi scorsi a Matera, sulle orme di Gibson e su quelle di (quarant’anni prima) Pier Paolo Pasolini. Gli abbiamo chiesto della sua visita a Matera nei mesi scorsi per ricercare una location per questo suo ultimo film che tanto ha commosso il pubblico. E quindi una sua impressione sulla città dei Sassi, seguendo l’esperienza del discusso film di Mel Gibson e prima ancora di Pier Paolo Pasolini per Il Vangelo secondo Matteo.

“Matera è fantastica – ci risponde subito – fantastica la sua gente e il cibo, cucinano in una maniera eccellente. Per me che ho radici nel sud dell’Italia la Basilicata ha rappresentato un luogo di particolare suggestione, mi sentivo a casa. E’ fantastica!”.
E’ l’aggettivo che ha usato più volte il regista di opere particolarmente dure e drammatiche come Cattivo tenente o New Rose Hotel.

“Ma perché – continua – si andava a girare a Gerusalemme o in Palestina per ritrovare i luoghi di Cristo? Matera è Gerusalemme! Mi ha interessato scoprire i luoghi dove sia Gibson che Pasolini hanno girato la scena della Crocifissione.” Luoghi diversi, ma fortemente evocativi. Il regista di origini italiane esprimerà a parte parole di quelle che si dicono quando si ha un bel ricordo. Matera e la Basilicata questo sono state per Ferrara.

“La Passione del dollaro più che quella di Cristo” sano invece le parole rivolte in breve al film di Gibson che pure ha guardato con molto rispetto. Di Pasolini esprime invece un “religioso” rispetto, stima la sua opera complessiva, ritenendolo fra i maggiori poeti dello schermo.
E venendo in breve al suo “Mary”, va detto subito che i lunghi minuti di applausi sia in sala grande che al Palagalileo la dicono lunga sull’ipoteca che questo coraggiosissimo film ha messo sull’assegnazione del Leone d’oro. Il film segue in maniera drammatica la vicenda della protagonista di un presunto film girato su Gesù e sulla Maddalena (interpretata in maniera struggente dalla francese Juliette Binoche, che ne subirà una crisi mistica) e di un giornalista che si interroga sulla fede e sulla vita (è l’eccellente Forest Withacker). Il film di Ferrara si incammina dunque su un sentiero difficile da percorrere, si interroga sul dogma e sulla necessità della tolleranza che ci deve fare uscire dagli integralismi. Un film necessario, insomma, difficile e poco duttile (come è nel suo stile), ma fortemente colto, che si interroga sull’inestricabile broglio di superstizione e di spiritualità, ma anche sull’amore e sul rispetto verso gli altri. Il cinema ne diventa interprete privilegiato. Il film di Ferrara rappresenta una piccola autentica risposta ai drammi contemporanei e quotidiani.

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