sabato, Luglio 11, 2026
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Addio a Giuliano Gemma

Un altro lutto nel mondo del cinema

Inattesa quanto terribile è la scomparsa di un uomo perbene del cinema italiano, Giuliano Gemma. Avvenuta a causa di un incidente stradale, l’attore icona di una generazione intera, ci lascia attoniti. Settantacinque anni portati bene, l’ultima volta che ci era capitato di incontrarlo a Venezia, durante la Mostra del Cinema, manifestava una consueta cordialità e tanta modestia.

Un signore che ha attraversato con garbo e professionalità oltre cinquant’anni del cinema italiano, segno visivo di film western e non soltanto, che aveva riscosso successi e riconoscimenti anche internazionali. In queste settimane eravamo in contatto mediante la propria agenzia, lo Studio Squillante di Roma, per condurlo in Basilicata e raccontare ai giovani la propria esperienza artistica, per parlare di arte (amava la scultura) e in particolare di cavalli, che nei film sapeva montare come gli indiani.

Giuliano Gemma, romano, approda nel mondo del cinema fin da giovane età, dapprima come stuntman in virtù delle sue doti atletiche: amava i tuffi, l’equitazione e il pugilato. Dino Risi fu il primo a conferirgli un piccolo ruolo accanto (nientemeno che) ad Alberto Sordi in “Venezia, la luna e tu”. Era il 1958, e di lì a poco anche altri maestri del cinema, da Bolognini a Cottafavi a Festa Campanile, utilizzeranno quel viso spontaneo e quel fisico asciutto ed atletico. William Wyler lo nota a Cinecittà e lo sceglie per il ruolo di un centurione nel kolossal “Ben-Hur”, comparsata che si rivelerà vero trampolino di lancio in una Roma capitale mondiale del cinema.

Duccio Tessari lo chiamerà per essere il biondissimo Krios in “Arrivano i titani”, genere mitologico, in voga in quegli anni (fra gladiatori, Ercole e Maciste) che ebbe grandissimo successo anche all’estero. Sarà quindi un giovanissimo ufficiale garibaldino al fianco di Alain Delon nel celeberrimo “Gattopardo” di Luchino Visconti; seguiranno altre pellicole di grande successo come “Angelica” e “Angelica alla corte del re” del francese Borderie. Ma è il mitico Ringo dei celebratissimi “spaghetti western” a consacrarlo in maniera definitiva quale nuovo divo, diretto da Duccio Tessari, Tonino Valerii, Sergio Corbucci, Michele Lupo. Siamo alla fine degli anni ’60 quando le sale, anche di provincia, erano affollatissime e piene di fumo. “Una pistola per Ringo”, “Il ritorno di Ringo”, “Adiós gringo”, “Un dollaro bucato”, “I lunghi giorni della vendetta”, “Per pochi dollari ancora” e “I giorni dell’ira”, questi i titoli che hanno segnato, nel viso buono di Giuliano Gemma, intere generazioni di adolescenti e poi di uomini. In alcune di quelle pellicole utilizzerà anche lo pseudonimo di Montgomery Wood, al fianco del cattivo (lo spagnolo Fernando Sancho). Con Bud Spencer, (dopo i successi di “Trinità” con Terence Hill), sarà in coppia in “Anche gli angeli mangiano fagioli”: grande ironia e pugni da pugile mancato.

Anche con Nino Benvenuti, il campione della boxe, lo legava una intensa amicizia che li porterà sul set. Sarà Anche Robin Hood in “L’arciere di Sherwood” e un primitivo in “Quando le donne avevano la coda” di Pasquale Festa Campanile. Ma sarà il genere drammaturgico a fargli cambiare pelle, diretto da registi come Orsini, Squitieri, Monicelli, Zurlini. Giuliano Gemma interpreterà film più impegnati in particolare “Il deserto dei Tartari” di Valerio Zurlini, una delle sue prove artistiche che gli varranno riconoscimenti di valore. Anche “Il prefetto di ferro” e quindi “Claretta” di Pasquale Squitieri conferiranno all’attore romano, assieme all’altrettanto rilevante parte in “Un uomo in ginocchio” di Damiano Damiani del 1979, una importante veste di attore maturo, oltre i giovanili cliché.

Negli anni 1980 prese invece parte a “Tenebre” di Dario Argento e “Speriamo che sia femmina” di Mario Monicelli, al fianco di grandi attrici come Catherine Deneuve e Liv Ullmann. Sarà uomo di legge nel buon film di Maurizio Zaccaro (a Venezia nel 1999) “Un uomo perbene” sulal vicenda di Enzo Tortora. Eppure il ricordo del “texano” rimarrà ancora nel volto del celebre personaggio dei fumetti “Tex Willer” in “Tex e il signore degli abissi”, film originariamente ideati per la televisione. Le produzioni per il piccolo schermo fanno parte della sua carriera al crepuscolo, negli ultimi lustri, dopo aver interpretato oltre cento film, e raccolto premi di prestigio tra cui il David di Donatello, il premio al Festival Internazionale del cinema di Karlovy Vary come miglior attore, il Globo d’oro, il Nastro d’argento e per tre volte il Premio De Sica. E finisce in auto la sua ultima corsa, dopo aver attraversato a cavallo i sogni di intere generazioni.

Foto a cura di Romina Greggio Copyright © NonSoloCinema.com – Romina Greggio