mercoledì, Giugno 10, 2026
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“Addio, fratello crudele” di Giuseppe Patroni Griffi

Charlotte Rampling, Fabio Testi e John Ford

Charlotte Rampling, con l’impalpabile attrazione della sua bellezza, e due bei tenebrosi del cinema degli anni ‘70, il veronese Fabio Testi – il signorotto bramoso e prepotente – e lo svizzero Oliver Tobias – il fratello bello e crudele – sono i protagonisti di questo film imponente e inquietante, potentemente carico di torbida sensualità e sorretto da immagini grandiose e dal testo possente di John Ford. Un racconto di impressionante modernità, benché abbia quattrocento anni, e un film di incredibile audacia, benché girato quarant’anni fa.

Italia, Mantova, Rinascimento: Giovanni ama appassionatamente la sorella Annabella, stupenda e ingenuamente maliziosa. Dapprima frenati dalla tormentosa morale, liberatisi poi l’animo con una innocente confessione di reciproco amore, i due si amano per mesi con passione giocosa e confidenza totale. “La morale comune è una stupidaggine” – dice Giovanni – ed è così finché vivono protetti dalle mura della atavica e sontuosa dimora. Ma al di fuori incombe il male della terra, simboleggiato dalle tracce di una battaglia sanguinosa che ha lasciato innumerevoli caduti sulla vasta e brumosa pianura, dove loro cavalcavano spensierati e liberi.

La morale comune sarà pure una stupidaggine; la religione, incarnata da un povero frate terrorizzato più dalla chiesa che dal peccato stesso, sarà pure un’ottusità: tuttavia arriva il momento che no perdona: Arabella infatti è incinta del fratello. Unica alternativa alla morte sul rogo – la vittima sacrificale è sempre la donna – è un matrimonio riparatore. La cerimonia è estorta con l’inganno a uno degli innumerevoli pretendenti di lei. Ma il segreto è presto scoperto e l’ira del marito beffato è devastante: tutta la stirpe di lei morirà. Il fratello/amante raggiunge la sorella prima che la strage abbia inizio ed è lui ad ucciderla così da non lasciare all’odiato cognato la soddisfazione della vendetta.

Interessante rivedere oggi film di questo genere, per capire quanto siamo poco progrediti sulla via dell’anticonformismo e della libertà, se non addirittura regrediti e involuti. Eccessiva l’ultima parte, con un indulgere troppo a lungo e esageratamente morboso sul banchetto della morte. Castamente sensuali le scene di sesso, con primi piani di nudi maschili davvero notevoli.

Addio, fratello crudele
(‘Tis Pity She’s a Whore aka Peccato che sia una puttana)
Italia, 1971, 35mm, 105’, col.
regia
Giuseppe Patroni Griffi
sceneggiatura
Carlo Carunchio, Giuseppe Patroni Griffi, Alfio Valdarnini
montaggio
Franco Arcalli
fotografia
Vittorio Storaro
scenografia
Mario Ceroli
costumi
Gabriella Pescucci
suono
Dave Maiden, Roy Taylor
interpreti
Rick Battaglia, Antonio Falsi, Rino Imperio, Angela Luce, Charlotte Rampling, Oliver Tobias, Fabio Testi
produttore
Silvio Clementelli
produzione
Clesi Cinematografica
distribuzione
Euro International Film