“Adrift in Tokyo” di Miki Satoshi
Takemura è uno scarmigliato studente di giurisprudenza fuori corso di otto anni (!). Col passare degli anni è riuscito ad accumulare l’ingente debito di 840000 yen. Una sera irrompe nel suo appartamento Fukuhara, un ingrigito esattore di debiti di mezza età che d’ tre giorni di tempo al ragazzo per racimolare i soldi.
Alla scadenza del termine, però, Fukuhara si ripresenta con una strana proposta: darà un milione di yen a Takemura a patto che questi lo accompagni in una lunga passeggiata per Tokyo. Il perchè di questa strana uscita Fukuhara lo rivela il giorno successivo: l’esattore ha involontariamente ucciso la moglie fedifraga in seguito a una lite, e ora vuole consegnarsi alla stazione centrale della polizia di Tokyo e vuole inoltre raggiungerla a piedi per poter visitare per un’ultima volta tutti quei luoghi dove ha trascorso momenti di preziosa felicità assieme alla, nonostante i tradimenti e i litigi, amata moglie. Quella che per Takemura inizialmente è una fastidiosa imposizione per ottenere il denaro necessario ad appianare i suoi debiti, diventa pian piano un viaggio epocale, una passeggiata all’interno dei ricordi del passato, un’esperienza che gli cambierà la vita; Fukuhara, di conseguenza, da compagno di viaggio coattamente designato si trasforma, agli occhi dello studente, nel padre che non ha mai avuto (e che, come intelligentemente e sottilmente suggerisce il regista, potrebbe realmente essere).
Il Miki Satoshi che abbiamo imparato a conoscere grazie all’agile focus composto di tre film a lui dedicato del Far East Film Festival è un regista demenziale, con un grande talento comico e visivo, ma con una scarsa predisposizione a narrare coerentemente una storia dall’inizio alla fine. Per questo il suo Adrift in Tokyo, ultimo film da lui realizzato, sorprende e spiazza clamorosamente lo spettatore; innanzitutto perchè è una pellicola che vuole raccontare una storia, e che solo secondariamente decide di inserire, dove necessario e richiesto, gli sketch comici, nei quali Miki convoglia tutto il proprio talento. Secondo poi, il film sorprende piacevolmente per la sua bellezza, per la sua poesia, per la sua intelligenza e per la sua leggerezza.
Poco importa se qualche meccanismo è ancora un poco farraginoso, se Miki incappa ancora in qualche ingenuità e se alcune battute (specialmente quelle affidate ai protagonisti della sottostoria, i tre colleghi della signora Fukuhara) risultano incomprensibili a un pubblico occidentale; Adrift in Tokyo rimane un film bello, toccante e divertente, girato ottimamente e con grande eclettismo, sfruttando con bravura sia il montaggio interno che l’accostamente dei quadri, sia la dinamicità della macchina da presa che la sua staticità, dimostrando sempre e comunque uno spiccato senso estetico, una ricerca del bello nei dettagli paesaggistici meno noti o caratteristici di Tokyo. La pellicola è anche una dichiarazione d’amore nei confronti della capitale giapponese, città sorprendente, in grado di regalare ogni tipo di scorcio e di ospitare ogni tipo di essere umano. A questo si aggiungano le grandiose prove recitative del divo sui generis Odagiri Joe (Mushi-shi, Sad Vacation, Pavilion Sansho-uo) nei panni dello scapigliato Takemura, e del caratterista di grande esperienza Miura Tomozaku nel ruolo del saggio e dolente Fukuhara.
MIKI Satoshi
Anno:
2007
Durata:
110′
Stato:
Japan