“Ah sou (Mob sister)” di Wong Ching-Po

Piccoli John Woo crescono..

Concorso
Gent è il boss di un importante triade di Hong Kong; la porta avanti assieme ai tre amici d’infanzia Whacko, Buddy e Chance. Tempo addietro una lite all’interno della sua triade portò un suo uomo a massacrare la famiglia di un altro componente; la moglie di quest’ultimo, Nova, è decisa a vendicarsi eliminando anche la piccola figlia dell’assassino, che viene però presa sotto l’ala protettrice di Gent con la promessa che quand’ella raggiungerà la maggiore età lui la sposerà.

In realtà Gent diventa una sorta di padre adottivo per la ragazza, ovviamente all’oscuro del lavoro del babbo, e i tre compari del boss diventano degli zietti adottivi. Tutto scorre tranquillamente fino a che Whacko, il maggiormente irruento fra i tre zietti, non decide che è ora di scalare la gerarchia sociale della mafia honkonghese e fa fuori l’amico di sempre Gent e pure Buddy, che l’aveva smascherato. Inizia così la corsa al successore. Chance, il più flemmatico dei tre zietti, per non creare ulteriore subbuglio e competizione all’interno della banda, si inventa che Gent, appena prima di morire, con l’ultimo fiato gli abbia sussurrato che il suo successore nella cupola della triade dovesse essere proprio l’adorata figlia adottiva

Andando avanti, ma anche molto prima, la trama si trascina stancamente fino ad arrivare al più classico dei finali catartici.

Un film questo che richiama tutti gli stilemi linguistici del più classico melodramma a sfondo triade di Hong Kong: ralenti, musica che influenza pesantemente la visione, splendidi tableaux vivents contrappuntati a velocissimi decoupage. Anche a livello narrativo gli stilemi classici vengono rispettati con una sola eccezione: la componente femminile non è più esterna alla situazione mafiosa, non è più la donna di cui Jet Li si innamora e per la quale, una volta morta, compirà una strage che inizia con un ralenti; questa volta la componente femminile è interna alla triade, ed è una ragazzina timida, insicura, sognatrice e sensibile che dovrà affrontare il disfacimento del suo microcosmo sentimentale e l’inevitabile eroica dipartita, perchè lo spettatote occidentale dovrebbe aver capito che in un film di Hong Kong appena ci si affeziona ad un personaggio questo muore. Altro carattere appena fuori dagli schemi è una splendida fotografia che esalta i colori vivi ed accesi della protagonista, ragazza nel pieno del sua vitalità.

Per il resto, per Chig-Po si tratta filmicamente di un passo indietro rispetto alla splendida prova dell’anno scorso: con “Left Hand” infatti aveva dimostrato di poter portare una ventata di freschezza all’interno di un genere che con “Bullet in the head” di John Woo, capolavoro assoluto, a suo tempo sembrava aver già detto tutto. Purtroppo a questa sua operazione nostalgia di omaggio al regista migrato verso le americhe, infarcita di dozzine di star del cinema honkonghese, manca qualcosa, un tocco veramente personale, che non si limiti al talento registico di cui il giovane autore straborda.

MOB SISTER
Hong Kong, 2005, 35mm, 89′, col.

regia/director
Wong Ching-Po
sceneggiatura/screenplay
Szeto Kam Yuen
fotografia/director of photography
Kenny Lam
scenografia/set design
Raymond Chan
costumi/costume design
Stephanie Wong

montaggio/film editor
Wong Ching-Po, Matthew Hui

musica/music
Keith Chan
suono/sound
Kinson Tsang

interpreti e personaggi/cast and characters
Annie Liu (Phoebe), Anthony Wong (Whacko), Simon Yam (Change), Eric Tsang (Gent), Alex Fong (Buddy), Liu Ye (Pilot), Karena Lam (Nova), Tse Kwan Ho, Yuen Wah, Kai Chi Liu, Lawrence Cheng

produttore/producer
Lawrence Cheng

produzione/production
Filmko Entertainment Limited
vendita internazionale/world sales agent
Fortissimo Films