“Al cuore della gente”

Quest’anno il Festival del Cinema Africano ha dedicato un’intera sezione alla retrospettiva completa del cinema nigeriano, presentando i film che, negli ultimi anni, hanno riscosso maggior successo fra il pubblico africano, creando un forte sodalizio fra le masse e la cultura popolare.

Sembra paradossale che una nazione come la Nigeria sia diventata, nel corso degli ultimi quindici anni, la nazione africana più prolifica in quanto a produzione di film a basso costo. E’ strano, in effetti, che in quest’ultima si sia diffusa una vera e propria corsa al video, ragione per cui la Nigeria è ora uno dei templi più prolifici nella fruizione di cultura popolare. E’ ancora troppo presto per parlare di cinema, ma interrogarsi su questo strano fenomeno è un obbligo cui non si deve prescindere. Dal punto di vista commerciale i film prodotti rappresentano un settore che non ha eguali in tutta l’Africa.

Il fenomeno video è esploso con lungometraggi a bassissimo costo, girati esclusivamente in video, riversati e rivenduti in Dvd o videocassette. I film sono trasmessi in tutta l’Africa anglofona e molto spesso raggiungono anche le campagne, dove veri e propri proiezionisti partono con video e televisioni per trasmettere alle popolazioni locali.

La produzione video è iniziata contemporaneamente in Nigeria e in Ghana, dove la crisi economica aveva reso impossibile produrre film in pellicola, laddove era addirittura pericoloso uscire di sera per recarsi nelle sale cinematografiche.

Quasi tutti i produttori – provenienti dai settori più disparati – si resero conto della possibilità di far circolare i film in video piuttosto che far pagare biglietti per le proiezioni. Inizia così la diffusione di massa dei film, spesso in contrasto con il potere centrale, che guardava con raccapriccio la scarsa qualità dei lavori e le loro tematiche fatte di magie e stregonerie, melodrammi amorosi di pessima fattura, copie dei peggiori serial stranieri.

Inizialmente l’esiguo mercato cinematografico era in pieno possesso delle autorità centrali che, consce del potere esercitato dal medium, lo utilizzavano per diffondere unità nazionale e dare una visione positiva del proprio operato (sembra quasi di ricordare qualcosa).

La diffusione video rappresenta invece l’altro lato del mercato, quello autonomo delle masse e della cultura popolare. Film venduti ai semafori, su banchetti improvvisati, nei parcheggi e agli automobilisti bloccati negli ingorghi.

Sono i marketers ad occuparsi della distribuzione, essendo le banche e le altre distribuzioni al di fuori di questo mercato. Sono proprio questi ultimi ad impedire l’evolversi del cinema nazionale, personaggi spesso semianalfabeti (tutti provenienti dal settore dell’elettronica o di altri merci) che assecondano i gusti più bassi del pubblico per avere un maggiore e veloce tornaconto economico.
Per non parlare poi dei problemi relativi alle copie pirata, il mercato è completamente in balia dei marketers che spesso vendono più copie di quelle pattuite con il regista, creando un’anarchia nel mercato impossibile da monitorare.

E’ fin troppo chiaro che la qualità del cinema nigeriano resterà basso fino a quando non sarà regolarizzato l’intero settore e non saranno create leggi che mettano fine alle diatribe interne tra registi, produttori e distributori. Nonostante questo, però, è stupefacente vedere come la Nigeria sia riuscita a mettere su in pochi anni una delle “industrie” cinematografiche più prolifiche del continente. A portata di pubblico.

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