Alina Marazzi presenta “Tutto parla di te”

Protagonista Charlotte Rampling

ROMA – Lo scenario della Casa del Cinema di Roma ospita la conferenza stampa del film di Alina Marazzi Tutto Parla Di Te, toccante lavoro d’autore che scava nel tragico problema della depressione post-parto.

La regista è al suo secondo lungometraggio con un lavoro che segue anche idealmente il suo esordio Un’Ora Sola Ti Vorrei:

“C’è un legame profondo tra i due film, perché Tutto Parla di Te forse chiude un ciclo dedicato a una tematica della relazione tra una madre e il proprio figlio. Lo riprende lì da dove in Un’Ora Sola Ti Vorrei si è interrotto e lo conclude. Emblematico è soprattutto il ruolo di Charlotte Rampling, una donna non più in età materna che scava nel proprio passato collegandolo in modo decisivo al presente così da dare espressione a un’ambivalenza secondo me fondamentale all’interno della maternità. Nel rapporto tra le due protagoniste c’è la continuità tra presente e passato a testimonianza del fatto che questo problema è comune a ogni generazione femminile, anche se un tempo veniva relegato nella sfera dell’esaurimento nervoso.”

C’è un’altra relazione, ancora un segno di continuità tra la sua prima opera e questa appena uscita, ci tiene a sottolinearlo la stessa Alina:

“Si tratta di titoli che non a caso hanno sempre al loro interno un interlocutore attivo. Cerco di coinvolgere il pubblico al massimo, facendogli capire che lo spettatore non è un semplice astante perché la storia parla anche di lui, come di tutti noi esseri umani e delle nostre problematiche esistenziali. La maternità non è un affare esclusivo delle donne, ma riguarda la società stessa, è la base dei suoi meccanismi interni e questa non può né deve restarne indifferente.”

Parallelo al film c’è un progetto dal titolo “Tutto Parla di Voi”, con un sito, www.tuttoparladivoi.com, che spinge ancora di più sul tentativo di rendere attivo lo spettatore:

“Si tratta di un progetto web-documentario, una piattaforma sulla rete in cui si parla di maternità a partire dal film come spunto, quindi abbiamo lanciato su internet questa proposta chiedendo agli utenti di partecipare a questa narrazione. Si tratta anche di un esperimento di narrazione partecipata collettiva, un’opportunità che spesso la rete offre, non un blog verticale in cui qualcuno racconta unilateralmente la propria vicenda. In più all’interno del sito sono stati inseriti numerosi contributi sotto varie forme, video e fotografie, che sono in parte materiali documentaristici che mi hanno fornito anche l’ispirazione per il film.”

Questi materiali sono dunque documenti reali dai quali la regista è partita per raccontare una storia:

“Sono partita da questi documenti reali che hanno impostato il mio lavoro su una prospettiva più documentaristica e poi si è imposta la questione sul tracciare a partire da questi un film di finzione. Nella fase di sviluppo e scrittura c’è stato un tentativo di metter su carta questi due ambiti, un cinema di finzione con un cinema documentaristico, di realtà, integrare i due scenari attraverso l’animazione, le fotografie d’autore, le pagine di diari privati e le riprese d’archivio.”

La protagonista del film insieme a Charlotte Rampling, è Elena Radonicich, attrice di teatro alla sua terza esperienza cinematografica:

“Aspettavo da molto l’opportunità di interpretare un film così importante e sono riuscita ad ottenere la parte in modo classico, attraverso una serie di provini. Per me si è trattato di entrare all’interno di una realtà totalmente sconosciuta: io non sono madre, anche se naturalmente mi è capitato di riflettere sulla maternità, ma senza mai arrivare così in fondo, non avevo mai ragionato sulle conseguenze negative della maternità. Prima di affrontare questo film la mia idea sulla maternità era molto favolistica, del tipo incontrerò la persona giusta e vivrò felice con lui condividendo tutte le mie esperienze positive e negative. Ma man mano che sono entrata nel film, ho compreso come la maternità abbia un ruolo fondamentale nella vita di una donna, come possa colpirla e cambiarla ponendola di fronte a una questione umana profondissima e archetipica come la morte. Con questa idea non mi ero mai confrontata prima e il mio personaggio vive una sofferenza non esclusivamente femminile, ma che riguarda tutti.”

Sul suo modo di recitare un ruolo a lei estraneo, svela il proprio segreto:

“Ho lavorato molto con l’immaginazione e lo strumento che più mi ha aiutato nella recitazione è stata la paura. Avevo un imbarazzo incredibile nei confronti del bambino che non ho cercato di superare per le riprese del film, ma anzi ho capito di dover sfruttare. Per questo la maggior parte delle volte che lo tengo in braccio tremo e non si tratta affatto di una trovata registica o recitativa, è un’emozione reale.”

L’assenza alla conferenza stampa di Charlotte Rampling permette ad Alina Marazzi di parlare senza vergogna del rapporto di riverenza che ha avuto nei suoi confronti durante le riprese:

“Al primo appuntamento con lei ho provato un misto di terrore e trepidazione. La Rampling è nota al pubblico per questo aspetto un po’ ieratico, per il suo sguardo intenso, eppure quello che ho scoperto in lei è stato un misto perfetto di forza e fragilità, di fermezza e irrequietezza, esattamente quello che cercavo per il personaggio da lei interpretato. Nel suo volto di donna matura c’è tutta la complessità del vissuto profondo di una persona. Umanamente è una persona estremamente generosa e nel momento in cui lei ha sposato il progetto, sia per la tematica che per l’approccio che le richiedeva, lo ha fatto senza porre alcuna condizione, senza se e senza ma. Come attrice è molto istintiva e questo è stato fondamentale per il nostro lavoro, per vivere la vicenda in maniera quasi animalesca. Lavorare con lei non è stato soltanto un bellissimo incontro umano, ma un vero e proprio insegnamento.”

La Rampling torna a recitare in italiano:

“Lei con l’Italia ha un rapporto importante, avendo girato qui quei flm che l’hanno resa celebre. Quando è venuta al Festival di Roma per accompagnare la presentazione del film, molte persone si sono avvicinate a lei chiedendole un autografo e le porgevano la famosa fotografia di lei a seno nudo nel film Il Portiere di Notte. È stata in realtà la prima volta che ha recitato in lingua italiana e per farlo ha dedicato moltissimo tempo all’ascolto della musica cantautoriale italiana. Il suo artista preferito? Franco Battiato.”

I protagonisti del film sul red carpet del Festival di Roma
Foto a cura di Romina Greggio Copyright © NonSoloCinema.com – Romina Greggio