“Alla ricerca della Felicità” di Will Ferguson

Manuale di autoaiuto

Il primo romanzo di Will Ferguson prende in giro il complesso mondo dell’editoria con delle pagine di vibrante satira contro i tanti Casi Editoriali che ogni anno vengono presentati nelle librerie.

Cosa succedere se un manuale di autoaiuto, pubblicato per completare il catalogo autunnale di una casa editrice, ottiene un successo tale da cambiare l’intero modo di vivere Occidentale?

Può un editore arrivare ad odiare un autore da lui scelto per la pubblicazione? La prima fatica del canadese Will Ferguson risponde a queste due domande portando alla lettura di un romanzo a cavallo tra realtà e assurdità .
Il giovane redattore Edwin de Valu, che lavora per la casa editrice Panderic Inc., è costretto dal proprio capo, che non lo vede di buon occhio, a proporre su due piedi un testo che possa riempire il catalogo autunnale lasciato libero dalla consueta opera di Mr. Ethics (uno scrittore finito in carcere perchè ha ucciso gli ispettori del fisco che lo avevano accusato di evasione fiscale). Preso dal panico e senza idee Edwin recupera dall’immondizia un manoscritto di un certo Tupak Soiree che aveva appena scorso trovandolo disgustoso già dal titolo: “Quello che ho imparato sulle montagne” .

Il libro è l’ennesimo e inutile manuale di autoaiuto, ma si distingue per essere una sorta di minestrone di tutte le teorie sostenute in altri manuali. Il suo autore, poi, vive nel deserto, è una sorta di santone indiano che affida l’intera pubblicazione nelle mani di Edwin a patto di non cambiare nulla del libro. Il libro viene pubblicato senza troppe speranze perchè propone le solite cose: come smettere di fumare, come fare i soldi, come smettere di bere, come dimagrire e via di questo passo.

Inaspettatamente, grazie ad un passaparola tra i lettori, il libro diventa una caso editoriale di grandissima importanza, ma cominciano a verificarsi fatti strani: chiudono per fallimento le industrie produttrici di tabacco, di alcol, le banche, le palestre e la parola felicità viene registrata come marchio depositato a nome di Tupak Soiree. A questo punto Edwin capisce che si deve mettere freno a questa degenerazione del mondo Occidentale e allora decide di uccidere l’autore. Ma non è un ‘impresa facile e il romanzo di Ferguson diventa inaspettatamente un thriller da un finale a sorpresa.

Interessante per la trama sarcastica e acuta, il romanzo di Ferguson denuncia quale sia la situazione dell’editoria contemporanea troppo spesso pronta a presentare ‘casi editoriali’ di dubbio valore e contenuto. Non solo troppi libri inutili e di pessimo valore vengono pubblicati, ma ottengono un grandissimo successo perchè, buona parte del pubblico, è abituato a credere che quello che viene tanto pubblicizzato sia certamente un capolavoro .
Ferguson scopre tutte le tecniche più o meno subdole utilizzate dalle case editrici di secondo livello, come la Pandric Inc., per riuscire ad accalappiare il pubblico con titoli ammiccanti e copertine che funzionano da specchietti per le allodole.

L’ autore denuncia inoltre l’ eccessiva attenzione che viene data dalle case editrici al, così detto, filone dei manuali di autoaiuto che in America sembra essere un pezzo forte del mercato editoriale, mentre qui in Italia (per fortuna) non ha ancora un gran numero di simpatizzanti.
Ferguson prende in giro tutti coloro che ricercano spasmodicamente la felicità affidandosi anche alle nuove dottrine New Age o all’edonismo proveniente dal binomio bellezza- successo. Se la trama innovativa e particolare spiega il successo di questo romanzo, lo stile non è sempre all’altezza delle aspettative.

Nella traduzione di Andrea Buzzi, che deve aver trovato non poche difficoltà a tradurre il pittoresco lessico di Ferguson, alcune frasi sono spoglie e nevrotiche fino a dare quasi fastidio nella lettura. L’ironia di Ferguson non è sempre di alto livello: a volte scade in una grassa risata da libretto di serie c o mette in atto dei giochi di parole che hanno dell’assurdo e irritano il lettore.
Si potrebbe dire, per concludere, che l’idea di Ferguson è buona, ma la stesura poteva essere meditata più a lungo.

Feltrinelli, pag.301