Sognatrice incurabile, svampita incompresa, “cacciatrice” del vero amore e donna fedele alla sua professione. Questa è Ally McBeal, la protagonista della serie che porta il suo stesso nome.
Ally, giovane avvocato neo-laureata, riesce a trovare lavoro presso lo studio legale del suo ex-compagno di università Richard Fish. Ed è proprio all’interno di quello studio che dovrà destreggiarsi tra rivalità, frustazioni per la presenza dell’ex-fidanzato ormai sposato e la perenne ricerca dell’uomo ideale.
Un caso di omicidio coinvolge per la prima volta lo studio di Cage & Fish. La moglie di un facoltoso uomo d’affari viene accusato di aver ucciso il marito, trovato martoriato nel soggiorno della sua villa. Soffrendo di distrurbi di amnesia, il mistero si infittisce nel momento in cui si scopre che la donna non si ricorda di aver commesso l’omicidio.
Una chance per operare un salto di livello e dare notorietà allo studio. Un caso complicato dove l’esperienza non basta e c’è bisogno di penalisti esperti per portare a casa un buon risultato. Per questo motivo Richard e John decidono di chiedere aiuto ad una consulenza esterna, nonostante il disappunto di Billy.
Ci troviamo così di fronte a due schieramenti ben distinti e fortemente caratterizzati: da una parte gli avvocati “buoni”, dall’altra i “cattivi”; in un senso l’uso della legge in modo razionale e freddo, nell’altro l’irrazionalità, la stravaganza e l’eccentricità.
Elementi, quest’ultimi, che hanno da sempre rappresentato Ally McBeal. Flusso di coscienza, allucinazioni, fobie, umorismo spiazzante e insoliti atteggiamenti paranoici che contraddistinguono ogni singolo personaggio, sono il fulcro da cui si è partiti per costruire la serie e intorno al quale far ruotare le varie vicende.
In tal modo la semplice e tradizionale serie sugli avvocati (da Law and Order a Boston Legal) si arrichisce ed innova nella commistione di elementi.
Proprio all’interno di questo episodio, che ci porta verso la conclusione della prima stagione di Ally McBeal, non solo si mettono a confronto, dal punto di vista del plot, due modi diversi di lavorare e di fare carriera in ambito legale, ma si pongono in contrasto due differenti serie firmate USA: Ally McBeal e The Practice.
Gli avvocati penalisti a cui viene chiesta la consulenza esterna sono proprio i protagonisti della serie The Practice.
Avvocati seri e razionali che lasciano i propri sentimenti e le proprie manie al di fuori dell’aula di tribunale. Non hanno niente in comune se non la professione ed entrati in quel mondo fuori dal comune, fatto di telecomandi per scaricare l’acqua del bagno anche se ci si trova nel proprio ufficio o dove la toilette unisex è il luogo privilegiato per conoscere i segreti di tutti, si rendono conto gradualmente che non sono poi così tanto anormali.
L’aspetto interessante che risiede nell’espediente dell’inserimento di una serie in un’altra (fattore, per altro, già sperimentato da altre serie), in quel cross-over in cui si le due serie si pongono a confronto, ci risulta ancor più interessante nel momento in cui scopriamo che l’ideatore di entrambe è sempre David E. Kelley. Una sfida per lo stesso Kelley che in più occasioni si è cimentato in serie con avvocati come protagonisti e che in questa occasione le pone addirittura all’interno dello stesso universo.
TITOLO ORIGINALE: The Inmates
PRIMA TV USA: 27 Aprile 1998
PRIMA TV ITALIA: 30 Agosto 2000
CAST: Calista Flockhart (Ally McBeal), Greg Germann (Richard Fish), Jane Krakowski (Elaine Vassal), Peter MacNicol (John “biscottino” Cage), Gil Bellows (Billy Alan Thomas), Courtney Thorne-Smith (Georgia Thomas)






