domenica, Agosto 16, 2026
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“Angel’s fall” di Semih Kaplanoğlu

Lo specchio incrinato della follia nel giovane cinema turco

Approda per la prima volta in Italia, nell’edizione del Medfilm festival, che si è appena conclusa a Roma, questo film turco, tra i migliori della rassegna romana, notevole per la finezza della regia, di taglio decisamente non realista, particolare per le immagini e per le atmosfere che riesce a evocare. Regista e sceneggiatore, al suo secondo lungometraggio, Semih Kaplanoğlu conferma, in questo suo film, quel talento e quello stile personale che aveva fatto intravedere col suo “Away from home”, del 2001.

Protagonista della pellicola è Zeynep, interpretata da una intensa Tülin Ǒzen, ragazza interamente dedita al lavoro (fa la cameriera in un albergo) e ad accudire il padre. Mustapha, un ragazzo che lavora nello stesso albergo, la corteggia, ma lei inizialmente non gli presta nessuna attenzione. Probabilmente il padre in passato doveva avere abusato di lei (la cosa è accennata in una breve scena del film), che si trova adesso imprigionata in una situazione senza nessuno sbocco. Questo fino al giorno in cui per caso entrerà in possesso di una grande valigia che era appartenuta a Funda, moglie di Selçuk, da questi tradita poco prima della sua morte in ospedale. Nella misteriosa valigia Zeynep trova abiti femminili. Lo schiaffo del padre, nel vederla vestita in modo diverso dal solito, causa la rivolta violenta di Zeynep, che lo uccide e scappa di casa.

Veramente notevole è il clima claustrofobico che il regista riesce a creare nelle scene ambientate negli interni della casa di Zeynep. I riti di una quotidianità completamente spenta e priva di ogni possibile via d’uscita sono perfettamente descritti nella rappresentazione di semplici gesti muti, come quando la ragazza mette in tavola la cena del padre. Il talento del giovane regista turco (è nato a Smirne nel 1963) consiste proprio in questo suo stile narrativo rarefatto, nel quale la follia della protagonista è rappresentata in modo quasi tangibile (bellissima la prima scena, nella quale la protagonista cerca di percorrere una strada snodando un filo sottile da un rocchetto che si spezza in continuazione e la costringe a tornare indietro e a cominciare il cammino da capo), non attraverso i dialoghi, quasi del tutto assenti, ma esclusivamente attraverso le immagini. Il duro e freddo volto della brava attrice, che si ispira un po’ alla Vitti di Deserto rosso e un po’ alla Deneuve di Repulsion, è il vero protagonista di questo film, purtroppo destinato a circolare tra festival e rassegne, un volto che tuttavia lascia un segno.

Grecia-Turchia, 2005,35 mm, ’98, col
Titolo originale: Meleğin düşüşü,

regia e sceneggiatura: Semih Kaplanoğlu
Genere: drammatico
Suono: Ismail Karadas, George Mirrogiannalis
Montaggio: Ayhan Ergursel, Semih Kaplanoğlu
Cast: con: Budak Akalin, Yesim Cerem Bozoglu, Engin Dogan, Musa Karagoz, Tulin Ozen, Ozlem Turhal.
Produzione: Kaplan Film Yapim