“LA RESISTIBILE ASCESA DI ARTURO UI” DI BERTOLD BRECHT

L’ atto circense e immorale della perdita della memoria

Consacrato dal mordace successo di pubblico e critica, La resistibile ascesa di Arturo Ui, farsa storica diretta da Claudio Longhi, è una buffa parabola satirica sull’avvento del nazismo in Germania, scritta da Brecht nel 1941, quando era in esilio a Helsinki, e messa in secna soltanto dopo la sua morte. Cronaca nera della Berlino degli anni Trenta, trasferita dall’autore nella coeva fantastica Chicago, la vicenda ripercorre l’ascesa del Führer attraverso la carriera criminale del gangster Arturo Ui, ruolo interpretato dall’elegante e sapiente ambiguità, dall’amara recitazione di Umberto Orsini.

Il trust dei cavolfiori allude agli Junker, ed escluso l’Ui, i nomi dei personaggi sono corruzioni italo – americane dei nomi degli eroi nazisti. Nel giovane cast brillano i due allievi prediletti dal regista, formatosi a fianco di Luca Ronconi: Lino Guanciale in un palpitante Ernesto Roma, il luogotenente Rohm, trucidato nella Notte dei Lunghi Coltelli, e Luca Michieletti, dramaturg della pièce, Premio Ubu 2011 come miglior attore non protagonista, morboso interprete di Givola, ossia Goebbels, che rievoca Gründgens, il Mephisto del Reich.

Nel ruolo di Emanuele Giri (Hermann Göring), l’efficacia persuasiva di Giorgio Sangati, autore della pièce criminale Malabrenta, rivelazione tra le recenti rappresentazioni del Teatro Stabile del Veneto. La regia di Claudio Longhi, allievo di Sanguineti, il poeta del travestimento, a cui era stata affidata la traduzione prima della scomparsa, è un gioco caleidoscopico di citazioni, rifrazioni, che asseconda il registro grottesco dell’opera, una “rivista” briosa e caustica che utilizza la parodia circense come arma storica. La retorica della sopraffazione mafiosa trova un senso nei brevi e incisivi “numeri”, composti di canzoni, musiche dal vivo, recitati, in cui si articolano gli avvenimenti reali di un dramma parabolico sul processo storico del gangsterismo. Rispecchiando le teorie della narrazione epica, voce della critica che combatte il teatro dell’illusione per innescare una trasformazione socio-politica della realtà, il testo è arricchito con le spiegazioni delle dinamiche correlate all’ascesa di Hitler.

Il dispotismo scenico è assunto dalle parole di Orsini, che resuscitano i fantasmi shakespeariani dei carnefici  Riccardo III, Macbeth, l’abilità retorica ritratta nel Giulio Cesare, Karl Valentin nella scelta del musical-cabaret, e Metropolis. La legge economica di mercato è rappresentata dalle cassette di frutta e cavolfiori sparse nella scena di Antal Csaba, i cartelli dell’aristocrazia illuminata, i grattacieli dell’impero, il simbolo del capitale da cui dipende la politica.

L’Ui, apologo violento sulla tragedia europea del Nazismo, intreccio puntuale di terrore politico e consenso di massa, avverte i paesi capitalistici del trionfo “resistibile” del gangsterismo. “Dentro l’idea di straniamento c’è il principio che le cose viste da lontano si vedono meglio. Credo che vedere cosa sia successo nella Germania weimariana degli anni Venti, aiuti a guardare meglio cosa sta succedendo oggi”, ha dichiarato il regista Claudio Longhi, facendo appello, come auspicava Brecht, all’intelligenza critica dello spettatore. L’attualità della parabola semplifica il contesto sociale, ma è nell’elemento didattico, che è possibile ammonire gli uomini, come suggerisce il titolo che allude al nazismo come al “grembo da cui nacque amor fecondo”.

La resistibile ascesa di Arturo Ui risulta un esercizio di memoria, di cui non si può perdere le tracce, perché è un atto immorale, di cui soltanto i classici – antichi e moderni – sanno farsi portavoce, poiché realizzano in sé l’ideale supremo per cui ogni opera d’arte deve avere valore di civiltà.

di Bertolt Brecht
_ musiche originali Hans-Dieter Hosalla
_ traduzione Mario Carpitella
_ con Umberto Orsini
_ regia Claudio Longhi
_ Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro di Roma