“Aspettando Godot” di Samuel Beckett

La fiabesca attesa del nulla

“Aspettando Godot ” è l’opera più famosa dell’irlandese Samuel Beckett. Autore dotato di una creatività poliedrica e illuminata vero e proprio “Bohémien” del XX secolo.

La trama è essenziale, universalmente nota. Il titolo illuminante: è la storia di qualcuno (Vladimiro ed Estragone, due stravaganti vagabondi) che aspettano qualcun’altro che alla fine non arriva, ma è proprio questa la peculiarità della visionaria tragicommedia costruita attorno alla condizione Attesa. Un’attesa con la A maiuscola che metaforicamente simboleggia la “messa in pausa” dell’esistenza umana. Non ha importanza chi o cosa si aspetti quello che conta è capire cosa significa attendere.

Nel corso della rappresentazione cresce il desiderio e la curiosità di vedere fisicamente questo misterioso Godot. Si ha l’impressione che tutto il primo atto sia un preludio all’epifania del secondo. Ma come scriveva nel 1955 il critico Vivian Mercier, all’indomani della prima londinese, “Aspettando Godot è una commedia in cui non accade nulla per due volte”. Godot non comparirà mai in scena, vero protagonista assente. Forse perchè in realtà non esiste. Forse perchè è proprio qui che l’autore vuole condurci: a prendere coscienza di come la vita sia senza senso. Drammaturgia rivoluzionaria che si inserisce, come testo cardine, in quel Teatro dell’Assurdo che richiama alla mente i grandi Ionesco e Adamov. Opere, le loro, che rifiutano lo sviluppo classico dell’intreccio, basato sulla logica consequenzialità “inizio- svolgimento- fine”, ma che invece si muovono concentricamente attorno a un’emozione o uno stato d’animo. La messa in scena di conseguenza è costruita sulla predominanza di una serrata successione dialogica che subordina completamente l’azione.

L’interpretazione registica di Marco Sciaccaluga (vincitore nel 2006 del Premio Teatro Olimpico con “morte di un commesso viaggiatore) pone l’accento sulla dimensione onirica e visionaria dell’opera. In controtendenza al minimalismo che ha caratterizzato negli ultimi anni il classico beckettiano. Il regista veste a festa un palcoscenico che troppo a lungo era stato nudo. La scenografia, curata da Jean-Marc-Stehlé, Catherine Rankl, è di forte impatto. La cura virtuosistica dei particolari e la ricerca barocca dell’ornamento stravagante, catapultano lo spettatore in una dimensione fiabesca degna dei fratelli Grimm. Luci e ombre si alternano in scena a scandire lo scorrere del tempo. Un’atmosfera plumbea regna in sala, mentre i protagonisti si scambiano battute dal gusto agrodolce. Il buio li coglie di sorpresa immobilizzandoli, e le parole lasciano il posto a un magico, ipnotico silenzio.

Vladimiro (Eros Pagni) ed Estragone (Ugo Pagliai) due interpretazioni a dir poco eccezionali. Entrambi attori di grande talento formatisi all’Accademia d’arte drammatica di Roma, si muovono leggeri su un collina dominata da un grande albero spoglio. La loro capacità di passare repentinamente dal tragico al comico, soprattutto tramite le modulazioni di voce, offre al pubblico, divertito, emozioni intense e spunti di riflessione continui. Degni interpreti di questo grande classico i due teatranti si confrontano con i ruoli secondari di Lucky (Roberto Serpi) e Pozzo (Gianluca Gobbi) antagonisti brillanti nella loro pungente interpretazione della vita. Una rappresentazione che in conclusione punta a diversificarsi dalle precedenti e a imporre nuove suggestioni estetiche a una commedia vista e rivista.

Teatro Stabile di Genova
“Aspettando Godot” di Samuel Beckett
Versione italiana di: Carlo Fruttero – Regia: Marco Sciaccaluga –
Scene: Jean-Marc Stehlè, Catherine Rankl – Costumi: Catherine Rankl – Musiche: Andrea Nicolini – Luci: Sandro Sussi
Con: Ugo Pagliai – Eros Pagni – Gianluca Gobbi – Roberto Serpi – Alice Arcuri
www.teatrostabileveneto.it