B. B. KING, LA MAGIA DEL BLUES

B.B. King e l’inseparabile Lucille in concerto a Treviso regalano grande musica e intense emozioni

Ottant’anni e non li dimostra. B.B. King continua a percorrere le strade del mondo accompagnato dalla sua inseparabile chitarra Lucille, e ogni volta riesce a creare un’atmosfera magica che incanta il pubblico.

Vedendolo salire sul palco si ha la sensazione di avere di fronte una parte, per niente trascurabile, di storia della musica del novecento, si ha l’impressione di toccare con mano i luoghi in cui affonda le radici uno dei generi musicali che ha più influenzato l’evoluzione della musica “popolare”. E B.B. King quei luoghi li conosce bene, visto che è nato ad Indianola, in Mississipi, terra consacrata a patria del blues.
A Treviso venerdì 8 luglio il bluesman ha aperto il suo breve tour italiano, dando voce, insieme alla sua band, ai brani classici del suo repertorio, come Why I sing the blues, Rock me baby e The trhill is gone, ma anche rendendo omaggio sia ad amici come Bono degli U2, cantando When love comes to town, brano scritto dal leader del gruppo irlandese proprio per B.B. King, e Willie Nelson, di cui ha interpretato Nightlife. Ma non potevano certo mancare gli omaggi a grandi musicisti del passato, come Big Bill Broonzy, del quale ha interpretato Key to the highway, ricordando la versione registrata con Eric Clapton per l’album Riding with the king, e Goerge Gerschwin, prestando l’indimenticabile melodia di Summertime alla sua leggendaria sei corde.
Un ora e mezzo di pura musica, divertimento, dialoghi e ironia, che ha trasformato piazza Duomo, proiettandola in una dimensione vicina ai luoghi in cui si è soliti sentire il blues sul delta del Mississipi, in cui tra pubblico e musicisti si crea una vera e propria alchimia e un rapporto di confidenza tale che tutti vengono contagiati dalle note che vibrano nell’aria.
«Mi sarà capitato tre volte durante la mia carriera che si metta a piovere e il pubblico rimanga dov’è. Per questo voi siete nel mio cuore, e se voi rimanete lì, io rimango qui.». Con queste parole B. B. King ha premiato il pubblico che, nonostante la pioggia, è rimasto a rendere omaggio al vecchio bluesman. Subito dopo ha aggiunto che:«Gli organizzatori hanno detto che questo è il tour dei miei ottant’anni. Ed è vero. Hanno anche detto che questo è il mio ultimo tour. Io mi auguro che non sia vero. Vorrei farne molti altri e spero di tornare qui da voi, magari l’anno prossimo». E c’è da crederci, vista l’energia con cui ha affrontato ogni singolo brano, ogni singola nota, e l’entusiasmo che riusciva a trasmettere alla sua band e a tutto il pubblico.
Più che un concerto la serata è stata una festa, un modo per rendere omaggio, non solo a B. B. King, ma ad una cultura, che ha radici profonde e salde in una terra bagnata di dolore e solitudine ma che profuma anche di amore e di gioia, un modo per ricordare che sentire la musica può essere un’esperienza totalizzante e non solo un passatempo. B. B. King ha mostrato che tutto questo è ancora realizzabile, se si è disposti a lasciarsi trascinare dal ritmo, dalla melodia, se si ha la voglia di divertirsi cercando di alzarsi in volo oltre la quotidianità. E la musica, come ha dimostrato B. B.King a Treviso, ha questo immenso potere.