“BACCANTI” DI EURIPIDE

L’oscuro femmineo

La vendetta di Dioniso e delle sue terribili seguaci in scena a Nervesa della Battaglia

La vita dell’attore è fatta anche di imprevisti e di compromessi, come la pioggia violenta che ha impedito alla compagnia teatrale Anagoor di portare tra le suggestive rovine dell’abbazia di Sant’Eustachio le Baccanti di Euripide, e l’ha costretta ad una struttura poco consona per estetica ed acustica: una palestra.

Ma ecco che all’entrata del coro delle baccanti l’atmosfera cambia: subentrano le luci, i canti, la musica inebriante e lo spettatore dimentica dove si trova e viene rapito dalla storia di queste tremende sirene e del loro signore, Dioniso, il dio dello strepito. Nato da Zeus e da Semele, una mortale, egli è giunto a Tebe dall’oriente per vendicarsi delle sorelle della madre, che mentirono sostenendo che Dioniso era figlio di un altro, e suscitarono così l’ira del signore dell’Olimpo, che fulminò la sua amante.

Per questo motivo il giovane dio ha reso pazze tutte le donne della città, che sono fuggite sui monti in preda al furore, e mescolandosi alle Menadi hanno impugnato il tirso, si sono incoronate d’edera e si scatenano nei baccanali. Loro nemico giurato è Penteo, il re di Tebe (interpretato da Simone Derai, che è anche il regista) il quale si rifiuta di adorare il nuovo dio e con bigotta razionalità intende schierare l’esercito contro le sue adepte, per porre fine alle loro danze scandalose e ricondurre a palazzo la madre e le zie. Dioniso si presenta a lui nelle vesti di uno straniero, dalla pelle lattea e i lunghi boccoli biondi, e pian piano lo ammalia fino a convincerlo a vestirsi da donna per osservare da vicino le baccanti. Un desiderio che Penteo aveva da tempo, ma non voleva ammettere, il desiderio di vedere quel lato oscuro contro cui ufficialmente lottava, e che gli viene descritto dal coro in scena: a volte le baccanti, con i loro abiti neri lunghi fino a terra, sono solenni e bellissime, ondeggiano al ritmo di una musica ipnotica, nella luce delle candele e si mescolano all’armonia della natura. Altre volte sono come delle furie che si contorcono, urlano e si dimenano per terra, le cui mani sono fatte per smembrare ed uccidere. Per Penteo il destino è segnato: verrà ucciso e ridotto a brandelli dalla sua stessa madre, Agave, il cui lamento straziante, successivo al ritorno alla ragione, conclude il racconto del mito.

Il lavoro sull’espressività corporea è molto evidente nelle interpreti, per la maggior parte attrici molto giovani e non professioniste, che sono chiamate ad usare ogni parte del loro corpo, dai capelli ai piedi, per raffigurare la possessione divina, sia che si tratti di danze sinuose, sia di urla terribili o di tremiti incontrollabili. Questo spettacolo conclude un percorso iniziato tre anni fa dalla compagnia di Castelfranco Veneto attraverso l’universo femminile, la sua natura doppia, e che ha trovato nella tragedia di Euripide una fonte di ispirazione tanto complessa quanto ricca di spunti.

Essenziale ma usato molto sapientemente anche tutto l’impianto scenico, dai costumi a crisalide, alla semplice scenografia, alla musica composta appositamente, vero e proprio filo conduttore del racconto, che si integra perfettamente con la rappresentazione sia attraverso i canti delle baccanti sia con gli strumenti da loro stesse suonati.

BACCANTI di Euripide; Adattamento dell’Associazione Culturale Anagoor; Regia di Simone Derai e Paola Dallan; Musiche di Damiano Visentin; INFO: www.anagoor.com