“BARBAROSSA” DI RENZO MARTINELLI – ANTEPRIMA MONDIALE AL CASTELLO SFORZESCO DI MILANO

La Lega rivendica tra le polemiche la paternità del kolossal su Barbarossa e Alberto da Giussano

Federico I, detto il Barbarossa, non sarà riuscito a coronare il suo sogno di riunificare il Sacro Romano Impero di Carlo Magno, ma per la sua versione cinematografica, diretta da Renzo Martinelli, ha riunito il “Sacro Impero” della politica, dell’imprenditoria, del cinema e della televisione.

La prima mondiale del film Barbarossa si è tenuta in uno dei luoghi più significativi e storici di Milano: il Castello Sforzesco, la cui atmosfera era da sé lo spettacolo.
Allestita una sala cinematografica all’aperto nel Cortile della Rocchetta, con tanto di tappeto rosso all’ingresso, photocall e cavaliere con spada sguainata che in sella a un destriero bianco ha fatto la sua comparsa prima dell’inizio del film, erano presenti leghe di politici, imprenditori, dirigenti televisivi e protagonisti del grande e piccolo schermo.

Il film diretto da Renzo Martinelli, interpretato da Rutger Hauer (Barbarossa), Raz Degan (Alberto da Giussano), Cecil Cassel (Beatrice di Borgogna), Kasia Smutniak (Eleonora), è stato fin dal primo ciak oggetto o bersaglio di polemiche stuzzicanti che, nel bene e nel male, hanno fatto parlare di questa mega produzione con un budget da 30 milioni di dollari, coprodotto da Rai Fiction e Rai Cinema (è già pronta una versione lunga che andrà in onda, in dialetto, su Raiuno il prossimo anno).

Ma perché queste polemiche. Perché il film è stato fortemente voluto dalla Lega per celebrare un episodio storico vivamente sentito da loro: la sconfitta subita da Barbarossa a Legnano contro le truppe della Lega dei Comuni il 29 maggio del 1176; ma soprattutto voluto dal leader del Carroccio, Umberto Bossi, per celebrare e rendere onore e omaggio a Alberto da Giussano, capo della Compagnia della Morte, che raggruppò 900 giovani che diedero vita all’unione tra i comuni lombardi contro Federico Barbarossa. E proprio questo Alberto da Giussano è diventato un’icona leghista incontrastata (anche se sarebbe più corretto da un banale punto di vista storico definirlo una figura mitologia, dal momento che non è certa la sua esistenza, ma non siamo qui a parlare di storia, del resto); tanto che Umberto Bossi, qualche giorno fa sulla Padania ha scritto: “In Alberto da Giussano rivedo e rivivo quello spirito che muove un popolo a conquistare i propri diritti e la propria libertà, mettendo a rischio la vita stessa.”

E alla prima del “suo” film (Martinelli stesso ha definito Bossi “uno straordinario compagno di viaggio”, per poi il giorno dopo in conferenza stampa sottolineare di “non essere al servizio di nessuno”), Bossi, scortato dalle cornamuse della Berghem Baghet e ha ribadito: “Siamo all’alba di un risorgimento giusto. Un risorgimento popolare, non quello di Cavour. Barbarossa rappresenta il centralismo da combattere. Purtroppo la libertà, una volta conquistata, non è acquisita per sempre”.

Ma la sua verve federalista è stata messa in ombra del Sindaco di Milano, Letizia Moratti, che chiamata dallo stesso Martinelli a fare una breve dichiarazione sul film, ha rivelato un suo lato sorprendente, uno spirito ribelle, lanciando dal microfono, con pathos rockettaro, slogan sul coraggio di Milano nei secoli: “Il suo coraggio di lottare per la libertà, per cause sempre giuste, libertà di cui oggi godiamo e che dobbiamo custodire e tramandare ai nostri figli, una libertà frutto della storia.”
_ Barbarossa è diventato, già nella sua fase di preproduzione, il film cult della Lega, definito da molti il Braveheart Padano (inteso come un complimento si intende). Lo stesso Martinelli ha sfoggiato paragoni del suo Barbarossa con film come l’appena citato Braveheart, ma anche con King Arthur.

A rincarare la dose di un certa ambizione del progetto, ha detto la sua anche Roberto Castelli, che, in settimana, aveva espresso un suo disappunto: “Non si capisce perchè la Commissione dell’Anica non abbia aspettato fino a domani per decidere quale fosse il film italiano candidato all’Oscar, visto che proprio domani verrà presentato Barbarossa di Renzo Martinelli?”
_ Dal Governo, e non solo dalla Lega, giungono lodi ed esaltazioni di questa pagina importante della storia d’Italia e per questo film, che ironia della sorte, è stato girato interamente in Romania, utilizzando manodopera e comparse rumene (“In Italia è impossibile realizzare un film con un budget come il mio – spiega Martinelli – occorre andare a cercare mercati concorrenziali”). Ma non siamo qui per fare polemiche, come non siamo qui per tenere lezioni di storia, né per chiedersi quali siano le caratteristiche genetiche di un kolossal; sono sufficienti un budget da 30 milioni di dollari, qualche scena di cruenti sgozzamenti e una figura storica idealizzata?

E quindi torniamo alla serata, a questa prima mondiale che ha sventagliato un parterre de roi intriso di politica: dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al Ministro degli Interni Roberto Maroni, dal Ministro dell’Economia Giulio Tremonti al Governatore della Lombardia Roberto Formigoni, dal Ministro della Difesa Ignazio La Russa al Sindaco di Milano Letizia Moratti, ai maggiori esponenti della Lega: Bossi, Calderoli, Borghezio.
_ Ma rendiamo giustizia anche agli altri ospiti della serata: il presidente Mediaset Confalonieri, Ponzellini della Bpm, Daniela Santachè, Fabrizio del Noce, Antonio Marano, Aldo Bonomi, Simona Ventura, Renato Pozzetto, Lory Del Santo.

Del cast di spessore era presente solo Raz Degan; Rutger Hauer ha annunciato di essere impegnato per il suo festival di cortometraggi «I’ve Seen Films», mentre Cecil Cassel si è dissociata dal film. L’attrice francese, cognata di Monica Bellucci, difensore ad honorem degli immigrati clandestini rimpatriati dal governo Sarkozy, ha detto di essere rimasta sconvolta dall’apprendere che il film era stato desiderato e messo in moto dal Partito della Lega, aggiungendo, e non facendo così una signorile figura, che se lo avesse saputo non avrebbe preso parte al film.
_ Alla fine della prima proiezione – a cui molti hanno assistito stoicamente in piedi, non essendoci siede a sufficienza – ne è seguita un’altra, alle 23.15, ma anche se il fresco dell’ottobre milanese vibrava, lo spettacolo offerto dall’atmosfera Castello Sforzesco non lo faceva percepire.

Nella Gallery le immagini del regista Renzo Martinelli e dell’interprete Raz Degan alla conferenza stampa di presentazione di “Barbarossa”
Foto a cura di Ilaria Falcone Copyright © NonSoloCinema.com – Ilaria Falcone