Finalmente è arrivata la primavera e il primo segno tangibile del risveglio delle serate isolane all’aperto, tra campi e campielli, dopo un annacquato carnevale, arriva dall’Emilia Romagna e aleggia sulle coinvolgenti note del Bermuda Acustic Trio davanti al Fiddler’s Elbow Irish Pub di Cannaregio.
Il gruppo, formatosi quasi casualmente nel 1996 durante il sound check di un concerto di Pierangelo Bertoli (come si può leggere su www.bermudatrio.com), ha presto sviluppato una personalità autonoma ed originale, ricavandosi una nicchia sempre più ampia di affezionati fans attraverso quasi duecento concerti l’anno. Ed è certo il rapporto col pubblico una delle loro armi più efficaci, anche se non la più importante. Il concerto infatti nasce, si sviluppa e cresce parallelamente alla risposta degli spettatori che, immancabilmente, restano coinvolti dalle prodezze artistiche del Trio e soprattutto dal manifesto piacere che i musicisti provano quando mettono mano alle loro chitarre.
In effetti Giorgio Buttazzo, Gabriele Monti e Kamsin Giordano Urzino (questi i nomi dei componenti della band), possono ampiamente essere riconosciuti come chitarristi geniali ed acrobatici anche se i loro virtuosismi non sono mai superficiali o autocelebrativi e sgorgano fluentemente, in maniera più che naturale, dal loro talento.
Anche per questo assistiamo ad uno spettacolo nello spettacolo: i brani interpretati (cover che spaziano dal blues al rock, passando per il jazz e il pop, senza dimenticare i maggiori cantautori italiani e non solo), prendono nuova vita attraverso gli arrangiamenti dei Bermuda e, tra una canzone e l’altra, si sviluppa sempre un raccordo inaspettato, spesso apparentemente incongruente con i due estremi da collegare, ma che inevitabilmente lascia soddisfatti quanto l’ascolto dei pezzi veri e propri. Non è raro pertanto sentire inframezzate “Smoke on the water” dei Deep Purple e “Sultans of swing” dei Dire Straits da qualche sigla di telefilm anni ’80 o da qualche motivetto folkloristico americano o “The Wall” dei Pink Floyd ed il “Volo del calabrone” di Korsakoff dal ritornello sardo dei Tazenda di “Spunta la luna dal monte”.
Forse quest’eterogeneità di brani proposti potrà indispettire qualche purista, ma il tutto fluisce così naturalmente dalle corde e dalle voci dei tre musicisti modenesi che quasi non ci si accorge del cambio di registro, e presto facilmente ci si trova ammaliati e divertiti da un’inimitabile sound d’alta classe.






