“BITTERSWEET LIFE” di KIM JEE-WOON

Del doman non v'è certezza...

Sunwoo è molto più di un direttore d’albergo e i suoi rapporti con il boss malavitoso Kang gli assicurano la protezione necessaria per i suoi loschi affari. Ma quando Kang gli chiederà di risolvere personalmente una faccenda di cuore, qualcosa nel meccanismo si incepperà. Presentato fuori concorso allo scorso Festival di Cannes, il film di Kim Jee-Woon (poco conosciuto al grande pubblico nonostante sia al quinto film) è un “pasticcio” di genere che cita all’impazzata senza mai convincere.

Prendete un film come Le Iene, sbattetelo in una casseruola insieme al trittico di Park Chan Wook, aggiungete un pizzico di Kill Bill e cuocete a fuoco lento per quasi due ore. Ecco che, di colpo, otterrete Bittersweet Life, il nuovo, altalenante, lavoro di Kim Je-Woon. Sembra oramai pratica consolidata (e binomio inscindibile) il marchio di garanzia Quentin Tarantino, segnale che certifica in maniera esplicita l’inconsistenza del film pubblicizzato (perché, allora, non inserirlo nelle locandine del prossimo Vanzina?). E’ il caso di questo Bittersweet Life, succube di un vizio ridondante nel cinema orientale: il desiderio di inscenare una vendetta vista e rivista in tutte le salse possibili, sovraesposta a citazioni e rimandi di qualsiasi tipo. Stavolta a farla da padrone è un modesto direttore d’albergo che, tronfio dell’appoggio del suo capomafia, spadroneggia con fare da bullo nei luoghi di sua proprietà. Ma quando il Boss gli affiderà l’ingrato compito di pedinare la sua giovane e avvenente fidanzata sospettata di tradimento, intimandogli di uccidere entrambi nell’eventualità che vengano scoperti, il duro Sunwoo non se la sentirà proprio di obbedire.
I due, colti in flagrante, dovranno giurare di non cercarsi mai più per vedersi risparmiare la vita.

Vita che, però, non verrà risparmiata agli altri protagonisti del film (decine e decine di comparse tutte votate al macello della macchina da presa), uccisi uno per uno in quella che un personaggio della commedia italiana degli anni ’80 avrebbe definito “una spremuta di sangue”. Il meccanismo, piuttosto semplice a dire la verità, consiste nel mettere tutti contro tutti in un circo Barnum di dita mozzate, teste tagliate, fiotti di sangue e piccole perle di saggezza zen (l’allievo che, guardando dei rami muoversi al vento, chiede al maestro cos’è a muoversi dei due), citando in continuazione – e senza tregua – alcune delle più memorabili scene dei cult movie (termine abusato) degli ultimi anni. Fra tutti, il chiaro riferimento alla Lady Vendetta di Park Chan Wook.

Nonostante una buona regia, una fotografia che rende alla perfezione l’idea dei luoghi malfamati e illegali frequentati dai protagonisti, il film del regista coreano non racconta niente di nuovo, parodiando malamente chi meglio di lui ha fatto in passato. In una delle ultime scene (nel cast decimato dalle epidemie di spada e pistola), la dolce Hee-soo (ex pupilla del boss mafioso) guarda in macchina accennando un sorriso, sorriso che ricorda vagamente (ma forse è davvero troppo) la Cabiria delle notti felliniane. Tanto che – a pensar male si fa peccato – il locale semidistrutto su cui si svolge l’ultima lotta risponde al nome de “La dolce vita”. Attenzione però. Qualcuno, dall’ultima fila, cercherà fino all’ultimo (col coltello fra i denti?) di convincervi della validità di questo film. Osservatelo bene in controluce, attendete che si accendano le luci, e dategli bonariamente una pacca sulla spalla mentre andate via. E’ Quentin Tarantino.

Titolo Originale: Dal Kom Han In-Saeng
Titolo Tradotto: Bittersweet Life
Regia: Kim Jee-Woon
Anno: 2005
Nazione: Corea Del Sud
Genere: Drammatico/Thriller
Cast: Lee Byeong-Heon, Sin Min-Ah, Kim Young-Cheol, Hwang Jeong-Min
Uscita: 12 Maggio