BOLDINI

La Belle Epoque di Giovanni Boldini

A quarant’anni dalla mostra parigina su Boldini, Palazzo Zabarella, a Padova, presenta una mostra monografica su Boldini che rintraccia l’intero percorso evolutivo di un artista vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento.

Giovanni Boldini (Ferrara, 1842 – Parigi, 1931) è un pittore che ha segnato un’epoca, che ha visto nascere sotto i suoi occhi una nuova concezione di arte nello stesso tempo sempre meno idealizzata e sempre più improntata sullo sperimentalismo formale.
La sua vita, passata principalmente tra Italia e Francia, funge da testimone di un mondo che cambiava anche dal punto di vista sociale: l’assestamento del ruolo della borghesia e dell’aristocrazia, la nascita dei ‘nuovi ricchi’. Boldini, con la sua pittura, ha colto ogni palpito di vita della Belle Epoque, restituendoci luoghi, ma soprattutto volti, di quell’età che egli ritrae piena di speranze e di voglia di vivere.

La mostra Boldini a Padova, presenta il pittore ferrarese in tutta la sua complessità, ci da un’immagine completa della sua personalità artistica evidenziando tanto le sue stagioni più fortunate e innovative, quanto quelle più manierate e poco note. L’esposizione risulta essere il proseguimento naturale dello studio di Francesca Dini, curatrice della mostra insieme a Ferdinando Mazzocca e Carlo Sisi, che, nel 2002 insieme a Pietro Dini, ha realizzato il monumentale Catalogo ragionato delle opere di Boldini che si propone come la definitiva monografia sull’autore. Effettivamente l’esposizione, con più di 100 opere, fornisce un breve excursus su ogni aspetto della pittura di Boldini.

Il percorso espositivo, tematico e cronologico, si articola in sette sezioni. La prima, l’immagine dell’artista e l’atelier, introduce la figura di Giovanni Boldini, la seconda dedicata alla stagione macchiaiola ci mostra Boldini accanto a Banti, suo caro amico, Abbati e Martelli. Fin da queste prove giovanili, siamo negli anni ’60, il pittore mostra uno spiccato interesse per il ritratto e, a questo proposito, è un chiaro esempio il celebre Generale spagnolo, che sembra uscito da una pagina di Don Quixotte. Non mancano le donne, che il pittore amerà ritrarre per tutta la vita, ma vengono descritte con il tratto sicuro e preciso della pittura macchiaiola.
I primi anni parigini di Boldini (a partire dalla fine degli anni ’60) spostano la sua pittura verso due versanti, quello della rievocazione settecentesca in costume, e quello della descrizione della Belle Epoque dei Bois e dei Caffè. Tuttavia il periodo francese di Boldini è per tutti quello dei straordinari ritratti femminili.

Enrico Piceni disse che le donne di Boldini sembrano essere pronte per uscire per un appuntamento con l’amante. Al di là della battuta, Piceni aveva ragione nel cogliere nei ritratti di donne un sensualità che solo Sargent, che conobbe Boldini, ha saputo riproporre. Le donne di Boldini, che siano anonime fanciulle al Bois (Sulla panchina al Bois), ballerine al Moulin Rouge (Ballerine spagnole al Moulin Rouge), attrici (Ritratto di M.lle Lanthelme) o duchesse con prole (Ritratto della contessa Malborough con figlio) ci colpiscono per il loro modo sicuro e sensuale di presentarsi al pubblico. Guardano, quasi sempre, lo spettatore, e sembrano maliziose, di quella maliziosità di chi sa di possedere fascino. Sapevano di piacere, e questo elemento viene colto anche dal visitatore più ingenuo.

Oltre a bellissime donne Boldini ha immortalato anche Giuseppe Verdi in due delle tele che da sole valgono l’intero biglietto. Uno è il celebre pastello che ritrae il Maestro con tuba e sciarpa bianca, l’altro è un ritratto a mezzo busto che reca la dedica di Boldini a Verdi. Il celebre compositore, simbolo, se vogliano, della nuova Italia Unita, viene colto in tutta la sua personalità, severa, ma sommamente intelligente e creativa.

Boldini ritrae anche Venezia, una città che ricorda quella dei quadri di Mario De Maria, così espressionistica da diventare l’emblema di quella decadenza su cui si fonda il mito di Venezia di fine Ottocento.
Tra una sala e l’altra si vede la pittura di Boldini sciogliersi, il tratto essere meno preciso rispetto agli esordi macchiaioli. È la stagione delle ‘grandi pennellate’, tocchi rapidi che delineano oggetti e descrivono volti come il Ritratto della marchesa Casati del 1915. Quando Boldini realizza questo ritratto la storia dell’arte sta conoscendo la modernità di Picasso, di Matisse e delle avanguardie. Si stanno stabilendo le basi per l’arte contemporanea, a cui anche Boldini ha dato un contributo.

Se si vuole trovare una difetto in questa interessantissima mostra, si potrebbe dire che mancano gli accostamenti a qualche pittore vicino a Boldini, come Degas o Sargent, ma, tutto sommato, non se ne sente troppo la mancanza grazie alle meravigliose opere che i curatori hanno scelto di esporre.

BOLDINI – Padova, Palazzo Zabarella,
15 gennaio – 29 maggio 2005
Orario: 9.30–19.30;
chiuso il lunedì
Biglietti:intero €10;ridotto speciale €8;
ridotto di legge €5.
Prenotazioni e informazioni www.palazzozabarella.it
info@palazzozabarella.it
tel. 049 8753100;
Ufficio stampa: Studio Esseci – Tel.049663499;
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