In concorso per l’Orso d’oro al 63^ festival del cinema di Berlino questo film drammatico e poetico, paradigmatico e interessante, offre una prova di recitazione e di regia di tutto riguardo. “Nella vita della scultrice Camille Claudel – spiega il regista – ho scelto l’anno 1915 poiché abbiamo le prime testimonianze del suo internamento in manicomio”. “ Inoltre – prosegue – volevo che ci fosse un’età analoga tra l’attrice protagonista e Camille”.
La Claudel nacque nel 1964, esattamente cento anni prima della bellissima e intensa Juliette Binoche.
Il film si basa sulle lettere che Camille Claudel si scambiò con il fratello poeta Paul, unico riferimento affettivo per tutto il resto della sua vita. Scarsissimo di dialoghi, il film si sorregge in gran parte su magnifiche immagini naturali (una Provenza dominata da rocce selvagge e da un vento implacabile, quasi a voler instillare il germe della follia) e sulla straordinaria bravura della Binoche, che con il suo sguardo intenso esprime la sofferenza fisica e morale di una donna (la Claudel visse dal 1914 fino al 1943, anno della sua morte, nel manicomio Montdevergues, oggi Montfavet, località della Provenza poco distante da Avignone) confinata lontano dai suoi affetti, reclusa come una criminale, impossibilitata ad esprimere la sua arte.
Di straordinaria intensità sono anche le parti non recitate bensì autenticamente vissute da veri degenti di un ospedale psichiatrico, che formano il contorno di persone – oltre alle suore che l’assistevano – con le quali l’artista visse. Non vi è dubbio che una situazione simile non poteva che aggravare la già instabile situazione psichica di Camille.
Eppure, nella loro drammatica infermità, i pazzi e solo loro riescono a offrire di tanto in tanto quel barlume di umanità e di pietà che offre un minimo di sollievo e calore alla vita della reclusa. Nessun sostegno clinico invece arriva dai medici e nessuna empatia viene trasmessa dal fratello. Costui, ossessionato da una sua personale visione della religione ed esaltato dalla sua poetica, durante le visite alla sorella non riesce nemmeno a vedere il concreto dolore e l’umanissima angoscia nelle quali ella, che pure gli è immensamente affezionata, è costretta a vivere.
“Un film contro l’oscurantismo religioso e in memoria di tutte le donne che a causa di ciò soffrirono in passato e soffrono ancora” – afferma il cinquantacinquenne regista francese, non senza empatia e approvazione del pubblico. Un regista la cui carriera lo ha visto spesso impegnato in temi di carattere religioso, come La vie de Jesus (1997) e Hors Satan (2011).
Titolo originale: Camille Claudel, 1915
Nazione: Francia
Anno: 2013
Genere: Drammatico
Durata: 95′
Regia: Bruno DumontCast: Juliette Binoche, Jean-Luc Vincent, Emmanuel Kauffman, Marion Keller, Armelle Leroy-Rolland, Robert Leroy
Produzione: 3B Productions
Data di uscita: Berlino 2013






