“In grazia di Dio” di Edoardo Winspeare

Quattro donne

Panorama
“Laggiù c’è la Grecia. È bella, quasi come qui” dice Stefano, guardando la terra dall’altra parte del canale di Otranto. È bellissimo e selvaggio il paesaggio del Salento, protagonista vero e naturale di questo film lungamente applaudito e molto apprezzato alla sua presentazione al64° edizione del Festival del Cinema di Berlino, nella sezione Panorama.

È di terra che si parla soprattutto, la propria terra, che va difesa dallo sfruttamento indiscriminato e dalla cementificazione senza scrupoli, anche a costo di rimetterci del denaro, molto denaro. Ci si guadagna però incommensurabilmente di più nel recuperare il contatto con le proprie radici, con la natura, con la propria cultura e persino con se stessi.

Il film si snoda per due ore tra le vicende di quattro donne che ricostruiscono un senso alla loro vita, dopo che la crisi economica, arrivata anche nel laborioso Salento, ha sovvertito certezze che sembravano incrollabili. La piccola azienda di famiglia, dove Adele lavora con il fratello Vito, la sorella Concetta e la mamma Salvatrice, cede sotto il ricatto della concorrenza cinese. Ci sono montagne di debiti da pagare, gli interessi sono sempre più usurai e le tasse non danno tregua. Vito va a cercare lavoro in Svizzera; Adele è costretta a vendere casa e azienda e si trasferisce con mamma, sorella e Ina, la figlia diciottenne, nella vecchia masseria di famiglia abbandonata da anni, con un grande uliveto che si affaccia sul mare.

Dal lavoro in fabbrica a quello nei campi il salto è forte e duro; difficile da accettare per le due sorelle. Solo l’anziana madre, con la sua religiosità schietta e serena e la sua instancabile operosità, accetta anche questo ennesimo rovescio della vita senza drammatizzare, con innato ottimismo e fiducia. In questo gruppo di famiglia tutto al femminile, con diversi caratteri, aspirazioni, desideri, frustrazioni e speranze, è la matriarca che trasmette forza per andare a vanti, trasmette quello che oggi si dice “pensare positivo” ma che lei preferisce chiamare “grazia di dio”.

Questa forza consente alle donne di rifiutare l’allettante offerta di vendere a uno speculatore anche la masseria e la terra. La prospettiva di una temporanea ricchezza, magari anche di una vacanza esotica, è ormai diventata un traguardo effimero. La terra che lavorano e che amano e l’amore reciproco, quelli sì che sono veri valori, da custodire e mantenere.
Su tutto aleggia il dialetto solare e particolarissimo del Salento, inconfondibile e capace di completare con la sua coloritura il paesaggio e il senso stesso del racconto.

Il cinquantenne regista Edoardo Winspeare, salentino ma anche intensamente europeo, ha saputo creare una storia bella, senza retorica, reale ed equilibrata, ironica e commovente. Persino ben recitata, pur senza attrici professioniste. Qualche curiosità: Adele è interpretata dalla moglie del regista e Ina dalla figlia. Concetta, la sorella, sogna di fare l’attrice per un film di Ferzan Ozpetek, che nel 2010 ha davvero girato in Salento il suo Mine Vaganti.

Diretto da: Edoardo Winspeare
Scritto da: Edoardo Winspeare e Alessandro Valenti
Interpreti: Celeste Casciaro (Adele), Laura Licchetta (Ina), Gustavo Caputo (Stefano), Anna Boccadamo (Salvatrice), Barbara de Matteis (Maria Concetta), Amerigo Russo (Vito), Angelico Ferrarese (Cosimo)
Produttore: Gustavo Caputo, Alessandro Contessa, Edoardo Winspeare per Saietta film
con la PARTECIPAZIONE di Banca Popolare Pugliese
con il CONTRIBUTO di Apulia Film Commission
In collaborazione con: Assessorato alle Politiche agricole Regione Puglia-Prodotti di Qualità Puglia, Comunità di Giuliano di Lecce, Comune di Castrignano del Capo-Leuca, Comune di Tricaseb