venerdì, Settembre 11, 2026
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Bif&st: “Giraffada” di Rani Massalha

Un film dolce, la follia della guerra, l'amore di un padre per il figlio

Yacine è il veterinario dell’ultimo zoo rimasto in Palestina, al confine con la West bank, vicino al muro che separa i coloni israeliani dai palestinesi.
L’uomo vive da solo con il figlio, Ziad, un bambino di dieci anni, che preferisce la compagnia degli animali, soprattutto quella delle giraffe di Rita e Brownie, a quella dei suoi compagni.

Nel mezzo del conflitto con Israele, Yacine (Saleh Bakri, Salvo) fa quello che può per curare gli animali; e svolge il suo lavoro con fermezza e frustazione, perché le medicine scarseggiano e i farmici che possiede sono scaduti, perché i controlli per passare da una parte all’altra del muro sono molto severi. Intanto Ziad si occupa dell’orto e dei recinti degli animali, con una cura amorevole.

Durante uno dei tanti scontri, una reporter francese, Laura, viene ferita e poi curata da Yacine. Nella notte, un bombardamento spezza gli entusiasmi di una festa vicino allo zoo e spaventa gli animali. Brownie, impaurito a causa delle esplosioni, scappa dal recinto e muore.
Il giorno dopo, Ziad capisce subito che qualcosa non va, Rita non mangia e rifugge le attenzioni: sente la mancanza del compagno.

Quando Yacine la visita e si accorge che è incinta, ma si sta lasciando morire; occorre trovarle un compagno, come il disperato Ziad gli diceva dalla morte di Brownie. Con l’aiuto di Laura, Yacine e Ziad mettono a punto un piano per eludere i controlli e rapire una giraffa da uno zoo in Cisgiordania.

Giraffada, un gioco di parole tra giraffa e intifada; è il primo lungometraggio di Rani Massalha, nato in Francia da padre palestinese e madre egiziana, presentato in anteprima al Bif&st 2014.
_ La giraffa è l’animale più alto, quello che guarda gli uomini dall’alto in basso, quello che guarda l’assurdità della guerra dall’alto in basso. E la giraffa qui diventa anche il pretesto narrativo per raccontare l’amore di un padre verso il figlio.

Un’opera prima molto dolce, che prende ritmo e diventa accattivante verso la fine, dopo un inizio che procede con lentezza, Giraffada senza toni eccessivamente polemici, senza retorica, mostra le mille difficoltà e le mille assurde lotte, per diritti e per bisogni di prim’ordine, le inutili sofferenze, che le persone comuni devono affrontare durante una guerra.