Se la musica e, con alterne fortune, anche la narrativa brasiliana hanno riscosso interesse da parte del pubblico italiano, il cinema prodotto nel grande paese sudamericano continua ad essere sostanzialmente ignorato da noi. La distribuzione in Italia di un film brasiliano è evento, si può dire, più unico che raro. Nell’ultimo decennio si possono ricordare Disperato aprile (2001) di W. Salles, City of God (2003) di F. Meirelles, L’anno in cui i miei genitori andarono in vacanza (2006) di C. Hamburger, Il passato (2007) di H. Babenco, Tropa de elite (2007) di J. Padilha e poco altro. Del resto della produzione brasiliana (oggi attestata intorno ai 70-80 film l’anno) il pubblico che non frequenta i festival non sa assolutamente nulla.
La rassegna che l’Istituto Brasile-Italia organizza da alcuni anni a Milano (Brasil – Cinema contemporaneo) è perciò un’occasione ghiotta per conoscere una fetta piccola, ma sempre ben selezionata, della produzione cinematografica brasiliana. L’anno scorso restammo favorevolmente impressionati in particolare da Estômago di Marcos Jorge. La sesta edizione della rassegna è iniziata ieri con due film, As melhores coisas do mundo (ovvero, “Le cose migliori del mondo”, 2010) di Laís Bodanzky e O sol do meio dia (ovvero, “Il sole di mezzogiorno”, 2009) di Eliane Caffé. Le due pellicole non ci hanno convinto appieno, ma presentavano ugualmente motivi di interesse.
Il primo – premiato al festival di Recife – racconta dell’adolescenza: la scuola, il difficile dialogo con gli adulti, i problemi sentimentali, l’iniziazione sessuale, la conquista della libertà contro le pressioni al conformismo. Volendo riassumerlo con una formula, potremmo dire che si tratta della condensazione di qualche puntata di una serie tipo I liceali con l’aggiunta di qualche tocco esistenzialista (il fratello del protagonista segue le riflessioni sul suicidio di Camus). È un film girato con indubbia abilità (la regia in certi momenti sembra seguire, peraltro timidamente, la via di Danny Boyle – la corsa iniziale fuori dal bordello sembra anzi una esplicita citazione dell’inizio di Trainspotting) ed è interpretato da attori che danno prova di notevole naturalezza (il che, per un film di questo genere, costituisce un grande pregio). L’impressione complessiva che ci ha lasciato è però quella di un lavoro furbetto, troppo impegnato a cercare di piacere al pubblico, con ruffianerie sentimentali che mettano d’accordo ragazzi e genitori. E con un sottofondo edificante un po’ troppo insistito. Agli spettatori che hanno visto questo film suggeriamo di cercare un’altra pellicola brasiliana, Os famosos e os duendes da morte di Esmir Filho (passato a Locarno nel 2009), per vedere un modo completamente diverso, molto più ermetico, di trattare l’adolescenza.
Il secondo film della serata – premiato al festival di Rio per le interpretazioni di Luiz Carlos Vasconcelos e Chico Diaz – è un film certamente meno compiacente con i gusti del pubblico rispetto all’opera di Bodanzky. Raccontando il viaggio lungo il fiume di due uomini molto diversi tra loro, O sol do meio dia propone infatti un insolito mélange di toni che mischia racconto picaresco e dramma, alternando continuamente comicità buffonesca e momenti di maggior tensione e pathos (l’evocazione dell’omicidio commesso da uno dei protagonisti), per dipingere una condizione umana che si dibatte tra la ricerca di una felicità nascosta chissà dove e l’ineliminabile rimorso per le azioni passate. L’andamento narrativo è divagante, gli sviluppi seguono vie imprevedibili lasciando senza una conclusione molte delle situazioni via via introdotte (lo stesso finale è molto brusco e lascia aperte delle domande). Il film non è privo di originalità e di momenti suggestivi, ma a volte le clowneries di Chico Diaz prendono un po’ la mano e il passaggio da una tonalità all’altra può apparire talvolta forzato.
Il festival prosegue sino a domenica, con un fitto calendario di film (per chi li avesse persi, sarà possibile recuperare anche i due titoli d’apertura) e con incontri coi registi (Marcelo Laffite presenterà i suoi corti e il lungometraggio Elvis e Madona, mentre Rodrigo MacNiven presenterà Cortina de fumaça, documentario sulle politiche della droga). Il calendario è sul sito dell’Ibrit: boa visão!
Dal 17 al 22 maggio 2011 – Milano, Cinema Gnomo
VI rassegna dell’Istituto Brasile-Italia. Brasil Cinema contemporaneo
Programma: www.ibrit.it






