Piazza Grande – Film d’Apertura
Locarno. La città vive con il suo festival ma temiamo rimarrà delusa dal film d’apertura proiettato stasera in piazza Grande: Brideshead Revisited di Julian Jarrold è l’ennesimo film in costume che ci presenta il vissuto e le contraddizione di una famiglia aristocratica britannica, appartenente alla minoranza cattolica.
La matrona della famiglia, un’invecchiata e incanutita Emma Thompson, dando una sua interpretazione della religione, distruggerà le vite dei suoi due figlioli. A differenza del film Maurice di James Ivory, dove il protagonista tenta di guarire da quella che pensa essere una malattia, l’omosessualità, qui è la madre che, utilizzando la fede, condanna il figlio Sebastian alla non accettazione di sé e all’alcolismo, mentre costringerà la figlia Julia a un matrimonio con un cattolico, nonostante sappia che la ragazza è innamorata dell’ateo Charles.
E’ proprio il giovane artista coetaneo dei due ragazzi che, attraverso un lunghissimo flash-back ci racconterà la storia, dalla sua prima volta a Brideshead, dimora della famiglia, all’ultima, in quella che ormai è diventata solo una villa confiscata dall’esercito britannico che come ufficiale serve, e non più la casa dei balli e dei drammi tanto amata.
_ Charles incontra Sebastian a Oxford e all’inizio vuole godersi ogni cosa: la casa, Sebastian, Julia; ma poi capisce che, come sottolinea il regista: “Non può avere tutto e trova una sorta di comprensione capendo che deve lasciar andare l’amata troppo legata ai preconcetti cattolici per riuscire a sopportare la loro unione nel peccato. Charles compie un percorso anche se, a differenza del romanzo, da agnostico non diventa cattolico”.
Ma i paragoni col già citato lungometraggio di James Ivory e con Il talento di Mr Ripley sono moltissimi. Si tratta, anche qui, di una trasposizione. E’ stato preso come fonte d’ispirazione il romanzo omonimo di Evelyn Waugh, dal quale venne tratta una serie tv realizzata dalla BBC nel 1981 che, come precisa il regista, “è ancora nei cuori di tutti gli inglesi. E’ qualcosa di quasi sacro che io però non ho visto. Non volevo ci fosse alcun genere di rapporto con quel materiale. Trovavo il romanzo ‘polveroso’, volevo lavorare solo con la sceneggiatura perché ho scoperto che si tratta di un archetipo: un uomo povero che viene invitato in un mondo che non conosce e se ne innamora. Questa storia in fondo racconta come questo ragazzo riesca a penetrare in questa famiglia”.
Kevin Loader e Robert Bernstein, i produttori, sottolineano, in conferenza stampa, l’attualità della storia: “Abbiano voluto far capire i problemi dell’essere inglesi e di come le differenze di classe permangano ancor oggi”. Il regista aggiunge l’altro tema importante nel film, la fede: “Ormai da 2-3 generazioni gli inglesi si stanno allontanando dalla religione anglicana e le grandi immigrazioni, soprattutto quella polacca, hanno fatto aumentare notevolmente il numero di cattolici. Credevamo fosse molto importante per i ragazzi d’oggi conoscere il messaggio di Julia: rinunciare al suo amore per Dio”. Ma anche la figura negativa della madre può servire da monito; in fondo Lady Marchmain addomestica i figli attraverso il marchio della religione ‘come un pesce acchiappato dal pescatore che pensa di essere ancora libero di giocare nell’acqua e invece non lo è’, recita una metafora presente nel lungometraggio.
Il regista britannico viene dalle serie tv e nel 2007 si era cimentato con Becoming Jane, il biopic di Jane Austen con discreto successo ma in quest’ ultimo lavoro, la sua regia ritorna piatta, da pessima fiction tv. Nessuna soluzione particolarmente significativa, classico il gioco con campi lunghi e campi contro campi dei volti dei protagonisti di questo triangolo amoroso. Come banale è l’uso dei colori di un’Inghilterra grigia, di una Venezia nelle calli ricche di chiaro-scuri e di un Marocco luminoso, dove Sebastian finalmente troverà l’amore: “E’ buffo, dopo aver passato la vita con gente che voleva occuparsi di me, ora sono io a prendermi cura di qualcuno” dirà all’amico andato a cercarlo in terra africana per riportarlo a casa dalla madre morente.
Jarrold poi si dilunga a spiegare lo stravolgimento di alcuni aspetti importanti della sceneggiatura: ”Nel libro e nella serie tv, Julia compariva solo all’inizio e alla fine. Invece noi abbiamo ricreato il suo personaggio e abbiamo scelto la location di Venezia per avvicinarla a Chales. Hayley Atwell l’ho vista in una serie tv e anche se si trattava di un ruolo difficile per tutte le sue coetanee, lei è riuscita, da subito, a dare un aspetto seducente al personaggio e allo stesso tempo farci vivere il conflitto interiore che la divorava”. Sarà, ma a noi, per corporatura e lascività, almeno iniziale, ricorda tanto Kate Winslet di ‘Titanic’. “Per Charles invece – continua il regista – abbiamo lavorato moltissimo con Matthew Goode perché non volevamo usare una voce fuori campo, i suoi sentimenti dovevano arrivare immediatamente al pubblico, l’immedesimazione doveva essere forte”.
I produttori poi sottolineano il successo per l’uscita del film negli Usa “dove ormai la pellicola, con cast interamente inglese, resiste da due settimane (distribuzione Miramax)” e preannunciano l’uscita, prima in Inghilterra e poi in tutta Europa in autunno. Anche se precisano che Locarno “sarà un ottimo test per vedere le reazioni di occhi freschi che non hanno né letto il libro né vista la serie tv britannica”.
2007 – 35 mm – Color – 132′
Regia : Julian Jarrold
Interpreti:
Matthew Goode, Ben Whishaw, Hayley Atwell, Emma Thompson, Michael Gambon






