“Bright Star” di Jane Campion

I sentimenti di una donna riflessi in parole e immagini

Inghilterra, 1818. John Keats poeta 23enne e la vicina di casa, la studentessa Fanny Brawne, si conoscono, e dopo iniziali titubanze si frequentano, e s’innamorano. La loro è una relazione profonda, ma anche minata da svariati problemi, non ultimo le difficoltà economiche di lui. Avrà un epilogo drammatico quando la tisi condurrà alla morte il poeta a soli venticinque anni.

Ispirandosi a documenti epistolari e biografici, la regista Jane Campion, con Bright Star, lontana dall’intenzione di fare un convenzionale biopic, racconta l’ultimo periodo della vita di John Keats, poeta del primo ottocento, stroncato nel fiore della sua maturazione artistica all’età di 25 anni, noto soprattutto per opere come Ode to a Nightingale ed Endymion, rivalutato ed entrato di diritto nell’empireo dei letterati, solo dopo la sua morte. La regista neozelandese però, utilizzando uno sguardo “tangenziale”, focalizza il suo interesse sulla storia d’amore avuta dal poeta con la vicina di casa Fanny Brawne, ma soprattutto realizza un altro intenso ritratto di donna, sullo sfondo del diciannovesimo secolo, come appunto le sue opere più convincenti degli anni ‘90 (Ritratto di Signora, Lezioni di Piano).
E’ una consuetudine per una regista che ha sempre messo a nudo le condizioni e gli aspetti più intimi delle donne, sia della contemporaneità che del passato, e in Bright Star inoltre, ritornano altri temi familiari alla Campion come la passione per la letteratura, strumento di educazione sentimentale e conquista del proprio sé, ed il confronto drammatico con la crudezza della realtà, e dunque le sue costrizioni sociali, e tabù.

Fanny Brawne è una figura di donna complessa, con dei richiami alle eroine di Jane Austen, ad esempio quando la vediamo mettere a frutto le sue doti pratiche femminili come il ricamo e la confezione di abiti, e si emancipa incontrando il mondo della letteratura e dell’amore, ma possiede anche altre caratteristiche più “moderne”, quando al ritroviamo a fare i conti con i suoi limiti e le sue nevrosi che talvolta la fanno apparire frivola, precipitosa nei giudizi ed acerba dal punto di vista affettivo.
Il rapporto tra Fanny e John, infatti inizia con un’impronta di diffidenza reciproca: lei vuole appurare le capacità del giovane, ritenendolo un dandy e nient’altro, e quest’ultimo (anche su suggerimento dell’amico Charles Armitage Brown), dal canto suo la crede una “civettuola alla moda”, in cerca d’ avventure.

Sarà la morte per tisi del fratello di Keats, al quale il poeta era legato da un tenero affetto, a toccare profondamente Fanny, rendendola partecipe di quel dolore.
La piena comunanza di sentimenti sarà raggiunta dai due, dopo che Fanny avrà chiesto lezioni di poesia a John, come se questa fosse il filtro del loro nascente rapporto.

In Bright Star vi è l’intento di esprimere la relazione che intercorre tra immagine e parola poetica, quando vediamo splendide immagini en plain air, che vivono dei colori e dell’ariosità dei quadri impressionisti, sulle estenuanti parole dei poemi keatsiani; ed alla levità e impalpabilità di questi sentimenti si oppone poi la pesantezza ed implacabilità della malattia, del disfacimento fisico e infine della morte.
E’ un percorso circolare che ha come principio e termine appunto la malattia, che unisce dapprima i due protagonisti (Fanny, come già detto, s’intenerisce vedendo le attenzioni che il poeta dedica al fratello morente) e poi li dividerà, ed ancora una volta la Campion ci rende partecipi del naufragio dei sentimenti, quando incontrano le beffe del destino e l’asprezza di una realtà imprevedibile.
Stilisticamente possiamo apprezzare l’equilibrio formale, che riesce nonostante la copiosità di riferimenti pittorici, a non cedere definitivamente al ricatto dell’estetismo, mantenendosi al di qua dei livelli di guardia.

Si avverte un unico disvalore però, quando si mettono a raffronto i due personaggi principali. Sebbene rimanga sempre un film imperniato su di una donna (descritta “a tutto tondo” ed interpretata in modo eccellente da Abbie Cornish), il John Keats della Campion, sembra un po’ stereotipato; non che lo si volesse “maledetto”, quando nella realtà dei fatti non lo è mai stato, (ad alcuni è addirittura parso memore dell’autodistruttivo Kurt Cobain!!) ma i turbamenti e le contraddizioni comuni ad ogni artista, qui a stento si percepiscono.
Ci vengono mostrati unicamente, a questo proposito, i sintomi della malattia che affliggeva il poeta, tra svenimenti e colpi di tosse, che non riescono a dire molto su “le mal de vivre” (condizione esistenziale e non meramente fisica: tanto per citare un altro poeta celebre) e dunque sulla sfera interiore di questo personaggio, e della sua produzione creativa.

Titolo originale: Bright Star
Nazione: Regno Unito, Australia, Francia, U.S.A.
Anno: 2009
Genere: Drammatico, Romantico
Durata: 120′
Regia: Jane Campion
Cast: Abbie Cornish, Thomas Sangster, Paul Schneider, Ben Whishaw, Kerry Fox, Samuel Barnett, Roger Ashton-Griffiths, Samuel Roukin, Antonia Campbell-Hughes, Sebastian Armesto
Produzione: BBC Films, Hopscotch Entertainment, Pathé Renn Productions, UK Film Council
Distribuzione: 01 Distribution
Data di uscita: Cannes 2009
Giugno 2010 (cinema)