C’era una volta la Russia – Lo sguardo di Ivan Glazunov

Un progetto espositivo nato dalla ricerca e dalla personale collezione del pittore

Si è inaugurata nelle sale della Querini Stampalia la mostra del pittore russo Ivan Glazunov nell’ambito del programma eventi del Centro Studi sulle Arti della Russia (CSAR) dell’Università di Ca’ Foscari.

Glazunov, nato a Mosca nel 1969 insegna all’Accademia di Pittura, la RAZVIZ, di Mosca. Celebri anche i suoi affreschi in molte chiese, tra cui quella della Dormizione nei pressi di Ekaterinburg. Noti pure i 18 ritratti degli zar condottieri nel vestibolo del grande palazzo del Cremlino.
Venezia l’ha già conosciuto nell’ottobre del 2009 con una sua mostra personale presso le sale dell’Università di Ca’ Foscari.
Il suo operare artistico è un gigantesco progetto per recuperare i valori tradizionale della cultura russa ed europea.

Il bello per lui è “una magica tessitura di aria, luce e forme” che trasmette nelle sue tele, rapito dalle variazioni fascinatrici dei paesaggi delle regioni settentrionali della Russia, nonché dall’eloquio secolare che emerge dallo studio dei costumi della sua gente.
Il suo realismo assurge ad ascetiche simbologie in un assordante e pure silenzioso concerto coloristico.
L’artista russo Ivan Glazunov continua l’epica dell’artista a tutto tondo , capace di esprimere il proprio talento in un ventaglio di espressioni, dalla pittura figurativa alla musica, dalle rievocazioni storiche all’incisione dell’opera lirica in CD seguendo inoltre i lavori della messa in scena.

Già il logo della mostra nelle sale della Querini Stampalia dice molto di lui. E’ un grande quadro tutto giocato su innumerevoli toni del colore blu che rappresenta un ampio e profondo paesaggio nordico animato dal sussulto delle onde e dal volteggiare ritmico di grandi gabbiani, che trasmette all’anima una calma surreale e minacciosa ad un tempo. Non si capisce se a prevalere sarà la forza debole del pallido sole nordico o se invece sarà l’oscurità totale fino ad annullare ogni immagine nel silenzio primordiale del cosmo.

Glazunov è inoltre attratto dalla bellezza degli abiti festivi del XIX secolo, indossati dalle donne di aree nord della Russia. Suoi generi prediletti sono poi i ritratti specie quelli femminili. Vive la globalizzazione come una omologazione di costumi e di gusti e a questo si ribella ben intenzionato a mantenere le peculiarità specifiche di luoghi e dei personaggi.
Concorda con chi avverte l’importanza di continuare la tradizione coloristica, non interessandogli sperimentalismi e originalità volutamente antitradizionali. Ingabbia la sua arte nella definizione di “arte inattuale” per l’opposizione ad ogni modernismo e un ritorno convinto alla tradizione, salvando anche materialmente dalla distruzione e dall’oblio artistici manufatti che assurge a forme d’arte.

I suoi paesaggi non mirano alla piacevolezza, ma non si limitano a riprodurre la natura in modo oleografico, ma vogliono essere espressione degli stati d’animo dell’artista: i fiumi non separano le sponde, il disgelo non più temuto come inondazione ma visto come annuncio di una imminente primavera. L’austero bosco nordico si accende di un cespuglio in fiore, simbolo di rinascita, inno alla vita. Lupi affamati sembrano ululare in lontananza ma leggiadre nuvolette rosa sciolgono la tensione drammatica, mentre il balenio improvviso di un lampo lascia intravedere squarci di eternità: non sono connotazioni naturalistiche ma bagliori di eternità. Non un naturalismo astratto ma una meditazione sull’eterno. E’ il trionfo dell’istante, dell’effimero con i colori che velocemente sfumano passando dall’azzurro al blu al grigio, in una gamma madreperlacea foriera di speranza.

La visita all’esposizione temporanea è compresa nel biglietto di ingresso alla Fondazione Querini Stampalia.
Date: dal 15 ottobre 2014 all’11 gennaio 2015
Apertura al pubblico: da martedì a domenica con orario 10-18. Chiuso il lunedì
Ingresso: intero 10 euro; ridotto 8 euro