“CAOS CALMO” di Sandro Veronesi
Pietro Paladini ha un ottimo lavoro, una splendida famiglia, una moglie innamorata, una figlia di dieci anni, e una casa al mare. Durante una giornata di svago salva la vita a una donna che rischiava l’annegamento, e proprio durante tale salvataggio la moglie muore improvvisamente colta da un malore. Da questo momento la vita di Pietro subirà profondi cambiamenti, primo tra tutti la decisione di non allontanarsi mai troppo dalla bambina, attendendo da un momento all’altro la reazione di lei alla traumatica perdita della madre, Lara.
Il lutto devastante che colpisce la quotidianità della famiglia sembra però non provocare l’esternazione plateale di dolore che Pietro si attendeva, né da parte della bambina, né in prima persona. L’imbarazzo, il senso di colpa, la paura per questa apparentemente assente disperazione porta Pietro a decidere di rimanere tutto il giorno nella propria auto parcheggiata sotto la finestra della classe dalla piccola Claudia.
Da questo bizzarro punto di vista si snoda la vicenda di una vita intera vista attraverso il setting di un parcheggio vuoto, dove sole, pioggia, persone, colleghi, parenti e amici decidono di mostrarsi in tutta la propria essenza, rivelandone in particolare i lati oscuri. Ed è sui sedili dell’auto che si sviluppano la situazione finanziaria e sentimentale del protagonista, sotto l’occhio fuggevole della bambina.
I personaggi più interessanti e meglio connotati sono sicuramente Pietro e la problematica sorella della moglie, Marta, giovane donna in cerca di sfondare nello spettacolo, con tre figli di tre diversi uomini, facile preda di registi in erba a caccia più di una notte di passione che di un’attrice. Pietro è circondato da un’aura di romanticismo e sensibilità presto smentiti però dalla narrazione a volte crudele di un uomo in tutto i suoi aspetti.
Il romanzo colpisce per la scorrevolezza della lettura: impossibile negare come si “lasci leggere” con estrema semplicità. Purtroppo però viene trascurato spesso l’aspetto stilistico, ricorrendo con forse eccessiva facilità a dialoghi diretti, spezzati, ricchi di linguaggio quotidiano, e poco elaborato.
Il flusso di pensieri di Pietro viene restituito indubbiamente in una forma accessibile alla maggioranza, perdendo però di raffinatezza letteraria in alcuni punti. Troppo spesso dà la sensazione di essere un romanzo scritto appositamente per trarne un film, poco curato nella forma e nella personalizzazione dei personaggi, ma interessante negli spunti offerti dalla trama.
“Non penserà a me, no. La gente pensa a noi infinitamente meno di quanto crediamo. Non ci pensa quasi mai, questa è la verità”.
Sandro Veronesi è nato a Firenze nel 1959 e vive a Prato.Ha compiuto i suoi studi nel campo dell’architettura, optando definitivamente per la scrittura a 29 anni. Risale infatti al 1988 il suo primo libro “Per dove parte questo treno allegro”. Con Gli sfiorati Veronesi inizia a rivelarsi come uno scrittore fantasioso e raffinato. Nel 1992 esce Cronache italiane, raccolta di articoli apparsi per la maggior parte sul supplemento domenicale de il Manifesto negli anni tra il 1988 e il 1991. Dopo lo studio sulla pena di morte nel mondo (Occhio per occhio), Veronesi scrive Venite, venite B 52, con cui si allontana fatalmente dalla narrativa della tradizione italiana, avvicinandosi a certi autori americani della cultura psichedelica, come Thomas Pynchon o Tom Robbins e ponendosi come figura atipica della nostra narrativa. Con La forza del passato (Bompiani, 2000) ha vinto il Premio Viareggio L. Repaci e il Premio Campiello. Con Caos Calmo (Bompiani, 2005) ha vinto il premio Strega 2006.
Sandro Veronesi, Caos Calmo, Bompiani, 2007, pp. 451. Euro 6.00.